Contratti. Va male l'incontro all'Aran per il pubblico impiego «Senza svolte sarà sciopero generale»
ROMA. La manovra approvata in 9 minuti dal consiglio dei ministri (record rivendicato da Berlusconi e da Tremonti) avrà bisogno di tre passaggi, e tre fiducie, in Parlamento. Ieri al Senato sono state modificate gli articoli sui precari e sull'assegno sociale.
Cambiata anche la norma che aveva cancellato le sanzioni per i datori di lavoro che obbligavano i dipendenti a saltare il giorno di riposo. Oggi la manovra approda in aula e la fiducia potrebbe arrivare da subito, come ammette il ministro dei Rapporti con il Parlamento, Elio Vito.
«Le correzioni agli emendamenti sono del tutto insufficienti e sui precari è palese l'incostituzionalità - dice Walter Veltroni, leader del Pd - il governo accolga il nostro appello a ritirare gli emendamenti che creano soluzioni abborracciate, da commedia degli inganni». «Sarebbe stato utile un impegno dell'opposizione a combattere gli abusi relativi all'assegno sociale da parte di ricongiungimenti discutibili», è la risposta che arriva da Maurizio Sacconi, ministro del Welfare.
Per fronti che paiono chiusi altri se ne aprono. I sindacati della Pubblica amministrazione stanno discutendo del rinnovo contrattuale con l'Aran, l'agenzia del ministero preposta a questo. L'incontro di ieri è andato male. «Per il momento restano le mobilitazioni e in autunno faremo un'ulteriore verifica - spiega Alfredo Garzi, segretario nazionale Cgil-Fp - se la situazione non cambia si va allo sciopero generale e non è detto ce ne sia uno solo». Di sciopero generale parlano anche Cisl e Uil.
Non possono scioperare, invece, i militari rappresentati dal Cocer, ma incontrano le commissioni Difesa e lanciano «un grido d'allarme». «Il meccanismo adottato dal governo - spiega Domenico Rossi, generale di corpo d'Armata e presidente del Cocer interforze - penalizza chi indossa le stellette. Si colpiscono le indennità connesse allo stipendio che per i militari rappresentano il 50% della paga». I tagli previsti sono 52 milioni nel 2009 e 304 nel 2010 e l'anno successivo.
E veniamo ai cambiamenti delle norme più discusse. Per l'assegno sociale sparisce il riferimento al reddito «almeno pari all'importo dell'assegno», frase che cancellava i diritti di casalinghe e disoccupati. Resta invece il requisito «aver soggiornato legalmente, in via continuativa, per almeno 10 anni nel territorio nazionale». E' la norma anti-extracomunitari, ma, osserva Felice Belisario, capogruppo dell'Italia dei valori al Senato, «se per qualsiasi ragione un cittadino italiano ha trascorso un periodo all'estero, magari perché emigrato, non potrà avere i soldi».
Per i precari si è deciso che l'applicazione della norma che esclude l'obbligo di assunzione a tempo indeterminato in caso di violazione dei contratti a termine (sostituita dall'indennità da 2,5 a 6 mensilità) riguardi solo i processi in corso. Si tratta di migliaia di contenziosi (44mila) «riferiti quasi esclusivamente alla società pubblica Poste Italiane», come spiega il ministro Sacconi. Una norma «mirata» che però coinvolgerà anche altri lavoratori che con le Poste non c'entrano niente. «La possibile incostituzionalità della misura - dice ancora Walter Veltroni - è stata ammessa dallo stesso relatore».
Corrette le norme che riguardavano i controlli sulle cooperative (estesi a tutte e non solo a quelle sopra un certo reddito), così come sono state ripristinate le sanzioni per i datori di lavoro che negavano il riposo settimanale (anche in presenza di impieghi pericolosi). Le aveva cancellate la Commissione Bilancio della Camera, il motivo resta oscuro. Sulle norme di bilancio c'erano i rilievi del Quirinale da accogliere, rilievi fatti dando il via libera a un decreto che senza i cambiamenti richiesti non aveva copertura. Anche quello approvato nei famosi 9 minuti.