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Pescara, 30/04/2026
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Data: 31/07/2008
Testata giornalistica: Il Centro
Gaspari il rivoluzionario: va fatta piazza pulita. «Un tecnico alla guida della Regione: via i politici che hanno affossato l'Abruzzo»

PESCARA. Da ministro della Prima Repubblica a testimonial per l'Abruzzo. Avere 87 anni e non sentirli. L'onorevole Remo Gaspari, a dispetto dell'età, indossa i panni del salvatore della patria, addirittura del rivoluzionario: «Sì è vero, per salvare l'Abruzzo ci vuole una rivoluzione, bisogna affidarsi a persone oneste, capaci, coraggiose e preparate». Punto di riferimento dell'iniziativa della Confcommercio "Un applauso per l'Abruzzo", in realtà gli applausi se li prende tutti lui. «La nostra regione sta vivendo un momento drammatico», dichiara l'ex ministro, consapevole del peso politico di ogni sua singola parola. Sa benissimo che sarebbero in molti a vederlo volentieri al timone della sgangherata barca politica regionale, oggi più che mai alla deriva. «Sono a disposizione di tutti quelli che vorranno ascoltare i miei consigli», aggiunge, «ma una mia candidatura è esclusa: sono troppo anziano e ho rifiutato anche la carica di senatore a vita».
Chi potrebbe far rinascere l'Abruzzo?
«Credo che per il bene della nostra regione i politici debbano fare un passo indietro e lasciare spazio a persone in grado di far risalire la china a questa regione. Penso a un docente universitario di valore, ma il nome lo tengo per me».
Che giudizio dà dell'attuale situazione politica?
«Partiamo da un dato. Il Sole 24 ore ha pubblicato una statistica, in base alla quale, nel rapporto tra dipendenti regionali e popolazione, l'Abruzzo ha il doppio del personale della Lombardia e ha difficoltà a pagarlo. Nel 1994, quando ho lasciato la politica, l'Abruzzo era al primo posto tra le regioni del Mezzogiorno a livello europeo. Oggi è piombato al 20º. Basta guardarsi intorno: da 14 anni a questa parte non sono state realizzate opere pubbliche significative. Solo producendo ricchezza si crea lavoro».
Quale la strada da percorrere?
«Va compiuto uno sforzo intenso e inimmaginabile per tentare il salvataggio dell'Abruzzo. Pensate poi che questa è l'ultima stagione discreta, le prospettive economiche della regione sono negative».
Gaspari, prendendo spunto da un esempio del presidente regionale di Confcommercio, Ezio Ardizzi, parla di una foto.
«Quando ero ministro della Difesa visitati all'Aquila la scuola Reiss Romoli, fatta realizzare dal sottoscritto. È una scuola di alta formazione per dirigenti delle telecomunicazioni sulle nuove tecnologie. Alla fine della visita il direttore mi mostrò una foto che mostrava una scolaresca di Poggetello, frazione di Tagliacozzo, dell'immediato dopoguerra. Ritraeva 45 bambini mal vestiti e sulla lavagna una scritta: "L'Abruzzo risorge". Il direttore mi guardò e indicando la foto mi disse: "Ecco come avete trovato l'Abruzzo" e poi, volgendo lo sguardo alla modernissima scuola aggiunse: "Ecco quello che avete creato"».
Da cosa dipende questo crollo?
«Guardiamo agli incentivi. La Lombardia destina un terzo del suo bilancio agli incentivi. L'Abruzzo è a quota zero. Se non si sostengono le categorie produttive come può decollare una regione? L'anno scorso è stato aumentato il prelievo fiscale da parte della Regione a causa del deficit sanitario. La Regione ha spalmato i soldi sulle spese ordinarie, ma a Roma il governo ha detto no. Non può funzionare la politica del "tanto paga Pantalone"».
Cosa pensa del problema dei precari?
«L'anno scorso un mio amico di Roma, con il figlio impiegato dalla Asl di Pescara come precario, mi chiese di interessarsi al suo caso. Quando ho chiamato il direttore della Asl per capire quale fosse la posizione di questo ragazzo, mi ha risposto che ce n'erano 480 nelle sue condizioni. L'anno scorso Del Turco voleva assumerne altri 300. Sapete cosa succede con il personale inutile, con i cococo, cicici o come si chiamano? Siccome bisogna trovare qualcosa da fargli fare, vanno a incidere sul nastro burocratico causando ritardi. Di conseguenza, quello che in Lombardia si può risolvere in un minuto, in Abruzzo necessita di qualche giorno. Se invece si investisse di più producendo ricchezza si potrebbero creare posti di lavoro per questi giovani che oggi guadagnano la miseria di 400 euro al mese».
Oggi si parla di fiscalità regionale. Cosa ne pensa?
«Con questa definizione si sintetizza un flusso di denaro dal Sud al Nord. È la Lega a volerlo e a dichiarare con il ministro Calderoli che non vuole più avere a che fare con Roma. Vogliono Alitalia a Malpensa anche con voli senza passeggeri. Stiano attenti Berlusconi e Bossi, perché la reazione del Mezzogiorno potrebbe travolgerli».
Come si affronta il problema del deficit sanitario?
«Cominciamo dai primari: vanno preparati contratti di 3-5 anni a risultato. Se le cifre confermano la qualità delle prestazioni sanitarie nei reparti, vengano confermati. In caso contrario vanno rimossi. A Roma me l'hanno detto chiaramente: i vostri debiti li pagate voi, nessun aiuto».
Cosa si sente di dire agli attuali amministratori regionali?
«Al presidente in pectore Paolini chiedo: perché non applica la legge sull'aziendalizzazione degli ospedali? Poi mi rivolgo ai consiglieri di maggioranza e opposizione: perché non avete ostacolato le leggi sbagliate. Che facevate, dormivate pur guadagnando un milione di lire al giorno? Almeno potevate prendere tanti caffé. È una desolazione. Ho parenti all'estero che mi chiamano e mi dicono che camminano a testa bassa. Questa classe dirigente sta uccidendo l'orgoglio abruzzese».

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