Il leader Cisl: si parli di commissariamento solo se c'è un piano industriale. Polverini: con questi tagli, impensabile non intervenire
ROMA - La posizione ufficiale dei sindacati è riassumibile nella formula «si faccia chiarezza e parta il confronto » che dà il titolo al comunicato diffuso ieri dalle organizzazioni di categoria di Cgil, Cisl, Uil, Ugl e Sdl. In realtà i sindacati sanno bene come stanno le cose, anche se il piano di ristrutturazione di Alitalia non è stato ancora presentato e anche se incontri con l'esecutivo e con l'azienda non ci sono stati. Sanno benissimo che, tempo qualche settimana, dovranno affrontare il commissariamento della compagnia e almeno 5 mila esuberi, come ha annunciato il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi. Solo che hanno il problema di gestire la situazione evitando che scappi loro di mano, con agitazioni spontanee dei lavoratori ad agosto.
Si capisce così la grande irritazione per la nuova fuga di notizie, ieri, che annunciava il commissariamento di Alitalia nella riunione del Consiglio dei ministri convocata per il 29 agosto, seguita da una nuova smentita da parte di Palazzo Chigi. E si capisce la presa di distanza anche dei sindacalisti più pronti alla trattativa, come il segretario della Cisl, Raffaele Bonanni: «Questa storia del commissariamento non mi convince. Perché si dovrebbe commissariare? Il governo diceva che i soldi erano finiti già ad aprile, poi lo ha ripetuto a maggio e a giugno e a luglio. Vogliono il commissario? Prima ci facciano vedere un piano industriale che giustifichi questa soluzione. La verità è che il governo è diviso e anche la cordata di imprenditori non è pronta».
Anche Renata Polverini, leader dell'Ugl, sollecita un confronto, perché va bene che Berlusconi chiede che il sindacato non faccia le barricate, «ma pensare che il sindacato si metta da parte, dopo aver parlato di ben 5 mila esuberi, è davvero singolare». Preoccupato per la piega che sta prendendo la vicenda è anche il numero uno della Cgil, Guglielmo Epifani, che invoca «un piano industriale serio» e «un'alleanza con un grande vettore internazionale» mentre, aggiunge il segretario confederale Fabrizio Solari, l'impressione è che «i cosiddetti grandi investitori italiani vogliono solo garanzie di un rendimento elevato». In allarme sono anche i piloti. Il piano Air France prevedeva per loro 507 esuberi, spiega il presidente dell'Anpac, Fabio Berti, «ma il governo non lo ritenne degno per Alitalia, quindi ci aspettiamo che il nuovo piano contenga proposte migliorative».