Maggioranza spaccata Il Pd resta solo e chiede un rinvio
PESCARA. Nulla di fatto in consiglio regionale sulla legge per l'abolizione della norma anti-sindaci. Il Partito democratico che aveva chiesto la seduta straordinaria si è ritrovato solo, senza alleati, e alla fine ha preferito rinunciare a una sconfitta certa sul voto.
Dunque resta in vigore, almeno per il momento, la legge che prevede la incompatibilità e l'ineleggibilità in Regione per i sindaci, gli assessori e i presidenti di Provincia in carica, obbligandoli in caso di candidatura a dimettersi almeno 90 giorni prima del voto. Ieri in aula c'erano due degli amministratori che nelle more delle decisioni consiliari si sono già dimessi: il presidente della provincia di Pescara Pino De Dominicis e il sindaco di Giulianova Claudio Ruffini. L'abrogazione della legge avrebbe permesso loro di ritirare le dimissioni evitando il commissariamento degli enti e di candidarsi comunque alla Regione. «Con questa legge gli amministratori sono lasciati soli nella decisione», spiega De Dominicis, «senza l'incompatibilità sarebbero gli stessi elettori a fare la scelta».
Un primo segnale negativo per il Pd c'è già ad apertura di seduta. Passa con 19 voti favorevoli e 15 contrari la richiesta del capogruppo di Forza Italia Nazario Pagano di una sospensione dei lavori per permettere alla conferenza dei capigruppo di verificare la legittimità dell'ordine del giorno (secondo il regolamento un consiglio straordinario può discutere uno specifico argomento ma non un progetto di legge). Il Pd si ritrova solo con il consigliere dei Verdi e con i due consiglieri di Rifondazione (i quali avrebbero votato comunque no all'abrogazione della legge anti-sindaci). Vota contro, oltre all'opposizione, l'Italia dei Valori e la Federazione di Centro.
Dopo due ore di interruzione e una inutile riunione di maggioranza tocca al capogruppo del Pd Stefania Misticoni ammettere la sconfitta. Il Pd non chiederà il voto, spiega, perché c'è la necessità di richiedere un parere all'ufficio legislativo della Regione per verificare se una legge elettorale può essere modificata con il Consiglio in regime di prorogazio. Una volta ottenuto il parere la conferenza dei capigruppo deciderà una nuova data del consiglio. Un escamotage per evitare di rendere palese quello che tutti vedono: la fine della maggioranza in Consiglio regionale di quella che fu l'Unione.
Spiega la Misticoni all'opposizone e ai riottosi alleati: «Noi non vogliamo sollevare o mantenere barriere, non cerchiamo ostacoli rispetto all'imminente verifica elettorale, non c'è nessun tatticismo dietro questa iniziativa, quella legge è ingiusta e va abolita». Ma l'opposizione e l'Italia dei Valori accusano i democratici di aver puntato all'abrogazione della legge anti-sindaci per far slittare le elezioni alla prossima primavera.
«Chiediamo che questa assemblea si esprima sulla data delle elezioni entro e non oltre il 30 novembre per dare all'Abruzzo una nuova classe dirigente ed un nuovo Consiglio regionale», arringa il dipietrista Augusto Di Stanislao. «Non bisogna neppure discutere di questa abrogazione che è una operazione maldestra. E se questo è un grimaldello per andare alle elezioni a primavera, ci metteremo di traverso ed andremo sul territorio a dire che cosa vuole fare il Pd».
«Il Pd vuole le elezioni subito, in autunno», è la replica il capogruppo della Margherita Camillo D'Alessandro, «quanto alla norma anti-sindaci, il centrodestra nel 2004 ha approvato una legge per non far candidare Luciano D'Alfonso; questa volta il problema non si chiama D'Alfonso, ma i sindaci del centrodestra come Gianni Chiodi, Filippo Paolini e altri che si vogliono candidare. Il centrodestra vuole mantenere la legge per mantenere una sorta di casta. I sindaci di centrodestra Enrico Di Giuseppantonio e Paolini hanno detto a chiare note che è una norma non democratica, tesa solo a mantenere la casta».
Dopo il mancato voto al progetto di legge dei democratici vengono infine dichiarati inammissibili dal presidente Marino Roselli, tra le proteste dell'opposizione, due ordini del giorno presentati di Forza Italia e Italia dei Valori in cui si chiede al Consiglio di pronunciarsi a favore del voto al 30 novembre. Bruno Sabatini (Dca) può commentare: «C'è il tentativo strisciante di questa maggioranza di cercare di rinviare le elezioni».