Iscriviti OnLine
 

Pescara, 30/04/2026
Visitatore n. 753.571



Data: 01/08/2008
Testata giornalistica: Il Centro
Masciarelli: il memoriale dei veleni non c'è. Il Cavour dei debiti dice ai pm: «Appunti consegnati all'avvocato Taormina»

Di Pietro: presto attaccheranno Trifuoggi. Cesarone nega le tangenti Il giallo di Angelini in procura

PESCARA. Il Cavour dei debiti della sanità entra in procura alle 15,45 scortato dagli avvocati Giuliano e Roberto Milia. Maglietta polo azzurra e sguardo circospetto. Giancarlo Masciarelli si guarda intorno e scopre il fotografo appostato dietro alla colonna. Sa quale domanda gli faranno il procuratore Trifuoggi e i sostituti Bellelli e Di Florio. Un quarto d'ora più tardi, al quinto piano della procura, seduto al tavolo di forma ellittica, lo stesso dove il re delle cliniche, Vincenzo Angelini, ha scoperchiato il presunto malaffare della sanità, Masciarelli ribatte secco a Trifuoggi: «Non ho scritto alcun memoriale. Ma ho consegnato appunti all'avvocato Taormina».
Trifuoggi gli chiede: «Nei suoi appunti parla di tangenti pagate a una determinata corrente di Forza Italia?». Masciarelli risponde: «Mai scritto di tangenti. Negli appunti spiego i passaggi tecnici della cartolarizzazione dei debiti delle Asl». Perché, allora, nei giorni scorsi è spuntata la notizia del memoriale dei veleni? «Lei, Masciarelli, ritiene che si tratti di una guerra all'interno di Forza Italia?», lo incalza il procuratore.
RICATTO A FORZA ITALIA. «Non so nulla, sono fuori da queste cose», ribatte l'ex presidente Fira. Che così chiude il capitolo dossier dei veleni. Per la procura «è un tentativo di sollevare il polverone» sull'inchiesta che ha decapitato la giunta regionale. Ma i pm credono a Masciarelli solo sulla parola perché l'ex manager Fira, agli arresti domiciliari per le tangenti della sanità, non ha mostrato alcuna copia degli appunti consegnati a Taormina all'inizio del 2007, dopo il suo primo arresto per la Fira. E afferma che gli appunti non contegono attacchi personali ai pm pescaresi. L'interrogatorio a Masciarelli è appena finito quando le agenzie battono una lunga dichirazione dell'ex pm di Mani Pulite, Antonio Di Pietro, che fa una difesa preventiva.
IN CAMPO DI PIETRO. «Ho il sentore che fra un po' si comincerà più a parlare delle pulci da fare a questo o quel magistrato che sta svolgendo le indagini che delle porcherie penali commesse da chi ha abusato del suo ruolo per arricchirsi personalmente alle spalle del contribuente».
Così, dalle pagine del suo blog, il leader dell'Italia dei valori scende in campo e difende Trifuoggi. Non si sa come e perché l'ex ministro possa sostenere che a breve l'attenzione sarà spostata dagli indagati ai pm che indagano, con «una tecnica collaudata», già applicata «a me ai tempi di Mani Pulite» e della quale, «più recentemente, sono rimaste vittime De Magistris e Forleo. La delegittimazione é semplice, ma terribilmente efficace», afferma Di Pietro.
IL NUOVO CASO FORLEO. «Si cominciano a riferire fatti privati di qualcuno dei magistrati, si amplificano grazie a una stampa amica, si comincia a mischiare il vero con il verosimile, si ipotizzano collegamenti inesistenti ma possibili. Parte insomma la fabbrica dei dossier», prevede Di Pietro, «e per il malcapitato di turno non c'é niente più da fare: da cacciatore diventa preda. Dovrà fermarsi con le indagini per trovare tempo e modo di difendersi dagli attacchi. Accade sempre così quando il lavoro dei magistrati è trasversale, a 360 gradi, e tocca gli schieramenti politici di destra e sinistra. Come il caso Abruzzo». Ma Torniamo ai fatti. Cioè all'inchiesta.
TANGENTE O MUTUO?. Anche Camillo Cesarone, ex capogruppo del Pd, ex sindacalista della Cgil ed ex dipendente di Angelini, nega di aver preso tangenti. Ma per la procura, la sua, è una sfida.
«Con riferimento alle dazioni di denaro effettuate negli anni 2006 e 2007 di un milione e 50 mila euro, ho depositato uno specchio nel quale indico, a fianco di ognuno dei prelievi in banca, le sigle "DT", "C" e "Q". Queste sigle si riferiscono a: Del Turco, Cesarone e Quarta», dichiara il grande accusatore, Angelini, nell'interrogatorio del 7 giugno 2008. «Vai da Ottaviano», sarebbe la frase convenzionale con cui, secondo Angelini, Cesarone lo avvisava che doveva portare tangenti a Collelongo. Ma Cesarone, difeso dall'avvocato Femminella, ai pm dice che «Angelini parlava con tutti. Se voleva saliva in macchina e andava da Del Turco o da Quarta. Di me non aveva bisogno». E la mazzetta di 220 mila euro con cui Cesarone avrebbe acquistato casa a Francavilla? «Il mio cliente ha acceso un mutuo», risponde Femminella.
IL ROLEX D'ORO. Tutto ciò accade alle 9 nel carcere di Chieti. Due ore più tardi, a Pescara, sfilano 7 testimoni. C'è persino una donna con un passeggino al 5º piano della procura per essere ascoltata dal pool di Sanitopoli. Infine tocca a un commerciante: ha venduto ad Angelini un Rolex d'oro diventato una tangente estorta da un politico.
GIALLO ANGELINI. Il grande accusatore sarebbe tornato in procura alle 15 di mercoledì. Per quattro ore, il re delle cliniche avrebbe ancora una volta (l'ottava) rivelato tangenti ai pm. Ma la notizia diventa un giallo. La procura nega: «E' vietato sentire Angelini dopo la richiesta di incidente probatorio (l'interrogatorio del re della cliniche al quale si sono opposti Del Turco, Masciarelli, Quarta, Zelli e Boschetti, ndr)», replica Trifuoggi. Ma c'è chi giura di aver visto Angelini, su un'Audi blu, uscire dalla procura. Erano le 19 di mercoledì.

www.filtabruzzo.it ~ cgil@filtabruzzo.it