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Pescara, 30/04/2026
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Data: 02/08/2008
Testata giornalistica: Il Messaggero
Ferrovie, bloccato l'elettrodotto. Avezzano. L'intero quartiere Scalzagallo scende in piazza contro i pali dell'alta tensione

Forze dell'ordine e sindaco tengono a bada la protesta dei cittadini

PESCARA - Capita, di dimettersi per vedere l'effetto che fa. Ed accorgersi che non fa effetto, nè un bravo nè un fischio. Pino De Dominicis non farà più il presidente della Provincia di Pescara, si è dimesso un martedì mattina ma l'applauso non c'è stato, il Pd è rimasto a spiare, un'apnea che tradisce stupore, ma che fa questo è matto? Si è dimesso, lui come Gianni Chiodi sindaco di Teramo perchè c'erano sette giorni di tempo e perchè c'è una legge che sbarra la strada a sindaci e presidenti di Provincia sopra i cinquemila abitanti, una legge confezionata su misura dalla sartoria regionale di centrodestra nel 2004 alla vigilia delle nuove elezioni, con le complici rifiniture di un paio di sarti del centrosinistra per impedire a Luciano D'Alfonso di candidarsi. I sindaci fanno paura, adesso come allora. Ma adesso più che allora il tentativo da parte del Pd di recuperare ai rigori e di cancellare la legge 51 a consiglio sciolto, è solo fumo negli occhi. E rischia di provocare una nuova profonda frattura nella classe dirigente di centrosinistra. I sindaci lo sanno, sono stati presi per il naso e si organizzano. Concorda e spera ancora il sindaco pro-tempore di Bussi Marcello Chella, i sindaci fanno paura, «si è determinata una tale situazione di incertezza che mi auguro possa volgere a risoluzione con l'abrogazione della legge anti-sindaci». Ma se Chella è ottimista, dagli uffici legislativi della Regione trapela già un orientamento negativo: non rientra tra i poteri del Consiglio regionale in prorogatio l'abrogazione della legge 51, anche se il parere ufficiale verrà depositato soltanto lunedì mattina. Ma il no definitivo arriva dal ministro per gli Affari Regionali Raffaele Fitto che esclude la possibilità da parte del Consiglio, in base all'art. 14 comma 2, «di adottare o modificare leggi in materia elettorale e cause di ineleggibilità e incompatibilità alla carica di consiglieri nei sei mesi antecedenti la scadenza della legislatura».
Pino De Domenicis non ci sta: nel suo blog ha rilanciato la provocazione del Messaggero, i sindaci fanno paura. «Quella legge stabilisce che sindaci, presidenti e assessori delle Province possano diventare eleggibili solo se lasciano i rispettivi incarici almeno 90 giorni prima delle elezioni regionali: cioè, se lasciano allo sbando le rispettive amministrazioni. Così, con un colpo solo, decine di aspiranti a una elezione alla Regione - la temuta pattuglia degli amministratori locali, gente forgiata sul campo, e soprattutto dal forte legame con il territorio - è stata fatta fuori da chi, votando quel provvedimento, ha messo al riparo da scherzi imprevisti innanzi tutto la propria poltrona. Alla faccia dell'uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge». E adesso? Al centrosinistra non sono bastati tre anni per cancellare quella legge, dice De Dominicis, «e in aula il 31 luglio è capitato così di dover subire perfino lezioni moraleggianti, a proposito di regole del gioco ed etica in politica, da chi negli ultimi mesi ha cambiato più partiti che scarpe. Ma tant'è. Che qualcuno abbia davvero paura dei sindaci?».
Forse sì forse no, il problema non si pone per Gianni Chiodi sindaco di Teramo: «Una legge discutibile, unica nel panorama italiano ma il problema della sua abrogazione non si pone perchè il Consiglio è sciolto. Ed è un Consiglio sciolto dopo una vicenda giudiziaria traumatica e quindi delegittimato anche politicamente oltre che dal punto di vista amministrativo». Insomma sì, in teoria i sindaci possono far paura ma insistere con l'abrogazione della legge 51 contribuirà, secondo Chiodi, ad alimentare l'impressione di una classe politica attaccata alle poltrone. «Vorrei dirlo sia al centrosinistra che al centrodestra - aggiunge il sindaco di Teramo - per ridare speranza alla gente occorre dare segnali forti di cambiamento: a cominciare dalle modalità di scelta del candidato presidente». Evitando risse, litigi e spaccature.

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