ROMA. Giù i consumi, su l'evasione fiscale. È l'interpretazione autentica che il ministro ombra dell'economia Pierluigi Bersani dà dell'allarme del premier Silvio Berlusconi, che ha svelato sabato una riduzione delle entrate Iva del sette per cento rispetto ai mesi passati. Quanto ai tagli ai ministeri, cuore della finanziaria che il governo prepara per il 2009, per Bersani danneggeranno scuola, sanità e sicurezza, portando il Paese «sul baratro della crisi sociale». La maggioranza contesta le critiche e si schiera a difesa della scelta del governo di puntare sui tagli alla spesa piuttosto che su nuove imposte.
«Il governo sta gestendo una fase delicata dell'economia mondiale senza pesare sulle tasche degli italiani - risponde a Bersani il portavoce di Forza Italia Daniele Capezzone -. L'ala ragionevole del centrosinistra farebbe bene a riconoscerlo, invece da Bersani vengono dichiarazioni nostalgiche sulla gestione fiscale di Visco». Ma Bersani insiste: «Il calo dei consumi c'è, ma il 7% in meno di Iva, tenuto conto dell'inflazione al 4%, significherebbe oltre il 10% in meno di consumi: un dato assolutamente irrealistico. Si tratta dunque di evasione». Maurizio Gasparri, presidente dei senatori del Pdl, si inalbera: «La sinistra farebbe meglio a tacere - punta il dito -. Nei loro disastrosi anni di governo hanno tassato tutto e tutti: hanno penalizzato le fasce più deboli, hanno tartassato i precari, hanno umiliato il territorio. Noi tuteliamo i più deboli e chiediamo soldi solo ai petrolieri che fanno profitti». Quanto ai tagli di spesa, è il capogruppo dei deputati del Pdl Fabrizio Cicchitto a rivendicare orgoglioso la scelta della maggioranza di compiere «un'operazione difficilissima, che nessun governo è mai riuscito a fare e che è un modo per non aumentare le tasse». Se il premier vuole chiudere presto la partita della Finanziaria, per metterla al riparo dall'azione di lobbing, anche Cicchitto invita ad ora «evitare il consueto mercato» sulla manovra. Analogo monito viene dall'ex capo dello Stato Carlo Azeglio Ciampi, che invita ad evitare «assalti alla diligenza». Ma, in vista dei tagli alla spesa da decidere entro settembre, i vari ministri iniziano ad alzare barriere difensive. Il primo è Sandro Bondi, che non vuole e non può considerarsi «un ministro che bussa alla porta di Giulio Tremonti per chiedere favori o per implorare un trattamento di clemenza nei tagli da effettuare». Il suo, dice, è un «grande progetto» di tutela della cultura e dell'istruzione, che serve a garantire «un futuro» alle nuove generazioni e all'Italia. Bondi crede che il ministro dell'Economia abbia senz'altro «il dovere di ascoltarlo». Più ragionevole il ministro per l'attuazione del programma Gianfranco Rotondi, convinto che «tutti dovranno fare sacrifici, ma di certo il governo non metterà le mani nelle tasche degli italiani». Ignazio La Russa, titolare della Difesa dice che non è bello «fare a gara per difendere il proprio orticello» e loda la scelta di Tremonti di «agire come l'amministratore di un grande condominio, dividendo i tagli in millesimi in proporzione assegnati a ciascun ministero».