PESCARA - Una promessa, un sì detto in fretta e furia dopo l'incontro per il piano di rientro della sanità, quando l'Abruzzo bruciava ancora a fuoco vivo sulla graticola giudiziaria. Un impegno sul quale adesso lo stesso Enrico Paolini che l'aveva pomposamente annunciato alla stampa, comincia seriamente a dubitare. Nessuna nuova tassa in Abruzzo, garantiva una settimana fa il presidente facente funzioni: parola di Fitto e Letta. Parola, appunto.
Ma nel frattempo qualcosa di nuovo è accaduto: mentre il dirigente dell'Economia Francesco Massicci nell'incontro del 22 luglio proponeva l'invio in Abruzzo di un commissario tecnico, una specie di advisor a scartamento ridotto (perchè un advisor vero e proprio l'Abruzzo ce l'ha già) con il compito di accertare l'entità del segno meno prodotto dalla Regione nel piano di rientro, il ministro del Welfare Maurizio Sacconi annunciava secco per l'Abruzzo l'avvio della procedura di commissariamento vera e propria. E a dispetto degli accordi presi con Fitto e Letta, il commissario avrà il compito di trovare nelle pieghe del bilancio regionale i soldi per ripianare il debito della sanità. E visto che il bilancio è proprio a secco, le tasse sembrano una procedura inevitabile. Gli aumenti di Irap e Irpef oltre il tetto massimo, tra l'altro previsti dalla legge in caso di sforamento del debito sanitario, potrebbero quindi scattare già a partire da settembre.
Sarà per questo che lo stesso Paolini, fino a qualche giorno fa più che ottimista, adesso corre ai ripari. E ha convocato per domani un incontro con tutti i parlamentari abruzzesi: «Spero si approvi un documento unitario - dice - che perori, per il bene della nostra economia, la necessità di non procedere con l'aumento fiscale. Poi è chiaro che i debiti li dovremo pagare e li pagheremo». Ma Paolini allo stesso tempo rassicura: «C'è un accordo politico col governo Berlusconi, e Letta ne è il garante. Un accordo che sarà formalizzato in un prossimo consiglio dei ministri, quando sarò chiamato a fare una relazione sullo stato della sanità. Mi auguro che la parola data dal governo venga mantenuta, diversamente non accetteremo accordi contro i cittadini abruzzesi e le imprese». Ma è un impegno difficile, una sorta di slalom gigante tra i debiti crescenti della Regione. Anche perchè le elezioni anticipate rischiano di costare parecchio. Il presidente dell'Anci Antonio Centi, a questo proposito ha inviato una nota a Paolini con la quale ha chiesto di calcolare con esattezza i costi complessivi delle prossime elezioni regionali, anche perchè gli enti locali stanno ancora aspettando i rimborsi per le precedenti elezioni, circa 3 milioni di euro.
E come se non bastasse, ad attendere Paolini c'è una nuova e urgente incombenza: la verifica per il manager della Asl di Pescara Antonio Balestrino, che rischia di rimanere in sella col fucile scarico. La giunta regionale nell'ultima riunione prima degli arresti, aveva fatto in tempo a firmare la verifica soltanto per cinque dei sei manager abruzzesi e Balestrino, insediatosi più tardi (a gennaio 2007), ha visto scadere i diciotto mesi previsti dalla legge per il controllo dell'operato dei manager, nel mese di luglio. Che è già passato.