ROMA. Incostituzionale. Il Servizio studi della Camera lo dice senza mezzi termini: la norma sui precari, articolo 21 della manovra finanziaria che oggi verrà approvata con un'altra fiducia, merita «una attenta valutazione alla luce del principio di ragionevolezza di cui all'articolo 3 della Costituzione». Il linguaggio è quello soft dell'analisi tecnico-politica, la sostanza è: viene meno il principio del «tutti uguali davanti alla legge». Poco male, il governo va avanti spedito: voto blindato, manovra che diventa operativa, tutti in vacanza fino a metà settembre. Oggi pomeriggio, una volta che la fiducia sarà stata votata (nessun dubbio in proposito) il ministro Giulio Tremonti illustrerà in consiglio dei ministri la Finanziaria vera.
Cinque articoli e tante tabelle, quella che sarà presentata formalmente a fine settembre con la legge di Bilancio. Le novità di giornata vengono dal sottosegretario all'Economia, Giuseppe Vegas. Sul taglio delle tasse, per esempio, che arriverà solo nel 2011 perché «prima serve la stabilizzazione finanziaria per poter poi giungere alla crescita e all'alleggerimento della pressione fiscale». Serve il pareggio di bilancio, insomma, se ne riparla fra tre anni. Vegas spiega anche altro: che le misure sui precari servono «ad aprire il mercato del lavoro che una politica miope ha deciso di escludere», e che l'obiettivo del governo è «aprire le porte del fortino dello stato sociale», frase che qualcuno potrebbe intendere in senso negativo.
La norma sui precari, così come uscita modificata dal Senato, riguarderà «solamente i giudizi in corso alla data di entrata in vigore della legge». Italia Oggi, quotidiano economico, ieri osservava che non si tratta solo dei lavoratori delle Poste, ma anche di giornalisti e dipendenti Rai, così come di chi lavora nelle autostrade e nelle piccole e medie imprese. «Il posto fisso - dice Maurizio Fugatti, Lega - lo si ottiene in via generale, non per sentenza, ma grazie a professionalità e capacità dimostrata. Un'azienda è ben felice di assumere un lavoratore se questo ha dimostrato di saperselo meritare». «La norma sui precari è stata modificata su richiesta dell'opposizione e dei sindacati. Mi meraviglia che adesso vengano sollevati dubbi», dice Italo Bocchino, Pdl. «Sugli eventuali ricorsi costituzionali vedremo - dice ancora Vegas - per i conti pubblici è importante che non venga assunto chi non ha i requisiti». L'analisi più netta dell'accaduto viene da chi non è più in Parlamento: «La vera missione sociale di questa norma è un attacco all'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori», dice Pino Sgobio, Comunisti italiani. Ma anche Antonio Di Pietro è duro: «La norma antiprecari è incostituzionale, iniqua, ingiusta e immorale».
Altro punto analizzato dal Servizio studi della Camera quello dell'articolo 60. In origine si dava potere assoluto al ministro dell'Economia per i cambiamenti dei capitoli di bilancio dei vari ministeri. Dopo le modifiche chieste dal Quirinale i decreti saranno firmati dai singoli ministri «di concerto» con Tremonti e la misura vale solo per il 2009. Non solo: le variazioni devono trovare posto nelle leggi di assestamento del bilancio (pena la decadenza). «Robin Tremonti - dice Antonio Borghesi, Italia dei valori - ha operato per sé. Diventerà l'unico soggetto, insieme a Berlusconi, ad avere possibilità di decidere eventuali modifiche nelle spese del bilancio dello Stato». Di Bruno Tabacci, Udc, le frasi del giorno con citazioni di Totò e Sordi: «Questa è una fiducia a prescindere. Vi comportate come il Marchese del Grillo: "Io so' io e voi..."».