E' sconcertante seguire in questi giorni la cronaca politica locale. Nel mentre siamo immersi in un mare di dubbi che riguardano i rapporti oscuri e distruttivi del bene pubblico che hanno coinvolto in questi anni sanità e politica, nel mentre i cittadini abruzzesi, ancora attoniti e arrabbiati per le vicende giudiziarie che hanno sconvolto e azzerato l'esperienza della giunta regionale e coinvolto uomini e partiti degli opposti schieramenti, si chiedono se tasse e ticket siano servite a risanare la sanità o a pagare le presunte tangenti e attendono i risultati del lungo lavoro della magistratura perchè si faccia luce, nel mentre nessuno sa sul come saranno affrontate le emergenze della riorganizzazione del sistema sanitario, nel mentre cioè viviamo in una sorta di dimensione surreale e drammatica in cui rischiano di rompersi irreparabilmente quei già labili rapporti, di fiducia e di speranza, tra politica e cittadinanza, siamo costretti ad assistere ad una querelle insultante che riguarda le candidature alle nuove elezioni regionali dei sindaci.
Ma veramente questi autorevoli amministratori, di destra e di sinistra, pensano che le vicende di questi giorni non c'entrino con l'etica e i comportamenti in politica? Veramente si può continuare a pensare, alla faccia di tutti quei lavoratori, quegli anziani, quei malati, quei cittadini che stanno pagando prezzi inusitati grazie alla degenerazione di un sistema politico malato, che «la Politica» sia come una specie di «autobus» in cui si sale e si scende non in funzione del servizio al bene comune ma solo in funzione delle proprie aspirazioni e convenienze personali? Ma veramente nessun dirigente di partito spiega a questi sindaci, tutti in procinto di dimettersi, di far cadere le amministrazioni, di produrre elezioni anticipate nei comuni, di generare così un aggravio, che comportamenti di questo genere non costituiscono requisito di merito per essere candidati ma bensì proprio per non esserlo?
Ma che cosa deve ancora succedere in questa regione perchè la classe politica assuma fino in fondo la responsabilità di un cambiamento profondo, di rigenerazione che consenta di fare «pulizia» di metodi, comportamenti, stili che hanno prodotto fenomeni di degenerazione che sono incompatibili con la politica, con i problemi quotidiani dei cittadini, con il bisogno di risposte collettive al disagio sociale crescente che sembra non essere più nella testa e nei programmi di chi dovrbbe invece farne la priorità quotidiana del suo operare.
Sembrano essere scomparsi dal dibattito politico i problemi reali che restano e vanno affrontati a partire dalla condizione della sanità abruzzese. Ma le emergenze restano. La garanzia dei livelli essenziali di assistenza e di servizi adeguati, di salvaguardia della sanità pubblica, di dare certezza a livelli occupazionali adeguati negli ospedali e nel territorio, di dare risposte giuste ai lavoratori precari, restano temi pressanti che vanno affrontati subito e con risposte chiare, dalla Regione, dal governo, dalle forze politiche e istituzionali.
(*) Paolo Castellucci - Segretario Cgil Pescara