ROMA. In anticipo sui tempi è cominciata la polemica tra sindacati e ministro della Funzione Pubblica Renato Brunetta sulle cifre destinate al rinnovo dei contratti. A suon di dichiarazioni, il clima si è acceso anche senza un confronto diretto. Contento e ottimista il ministro, polemica la Cgil che teme un impoverimento per tre milioni e mezzo di dipendenti pubblici. Le federazioni di categoria, poi, tutte assieme, minacciano azioni di protesta: «Se la situazione resterà questa, in autunno la risposta sarà dura», annuncia Carlo Podda, segretario generale della Fp-Cgil. Qual è il problema sul quale si discute?
Ammontano a 2 miliardi e 800 milioni gli importi indicati nella finanziaria per i rinnovi contrattuali del 2008-2009 e per i premi di produttività. Sono previsti 1.560 milioni di euro ai quali si aggiungono 680 milioni per le forze armate e la pubblica sicurezza. Prevista anche una somma per la vacanza contrattuale del 2008. Totale 2,8 miliardi «ai quali si aggiungono 200 milioni per premiare la produttività» ha spiegato con orgoglio il ministro Brunetta. Fatti i conti, però, i sindacati non ci stanno. «Il governo sta programmando la perdita del potere d'acquisto di tre milioni e mezzo di dipendenti pubblici» polemizza Michele Gentile, coordinatore del dipartimento Settori Pubblici della Cgil nazionale. Per il semplice fatto che il governo continua a far finta che l'inflazione sia quella programmata, mentre invece, è il doppio. «Quanto previsto nella manovra e probabilmente confermato nella manovra finanziaria, rappresenterebbe solo il necessario per coprire l'inflazione programmata, pari all'1,7 per cento per il 2008 e all'1,5 per cento per il 2009, quando allo stesso tempo il governo certifica che a fine 2008 l'inflazione sarà pari al 3,4 per cento» spiega il sindacalista. Brunetta si è, però, vantato di aver destinato 200 milioni alla produttività e di essere pronto a redistribuire come premio di produzione ciò che si risparmia penalizzando i «fannulloni». Secondo i conti dei sindacati, il governo si sta vendendo due volte la somma di 200 milioni. L'obiezione è che quei soldi erano stati destinati «alla sola riduzione parziale dei tagli alla sicurezza introdotti con il decreto 112. Non si possono vendere due volte le stesse risorse», dicono alla Cgil.
Il ministro Brunetta invece è addirittura entusiasta di quella che lui ha battezzato «la sua rivoluzione» nel pubblico impiego. Ha detto nella conferenza stampa di ieri: «Nella finanziaria sarà previsto anche che una quota parte delle risorse dei risparmi di spesa della Pubblica Amministrazione tornino ai dipendenti per i contratti di secondo livello e premiare la produttività». Quanta parte di questi futuri risparmi, fatti sulle buste paga di alcuni, non è possibile prevedere.