Lo sfogo dopo la proiezione del film «100 giorni a Palermo»
SPOLTORE. «Errori tutti ne possiamo commettere, ma noi non abbiamo paura dei colpi in canna di chi pensa di stravolgere la verità, e neanche delle armi spuntate di chi getta fango su chi la verità la cerca». Sono le parole del procuratore capo della Repubblica di Pescara Nicola Trifuoggi, intervenuto martedì scorso alla rassegna «Abruzzo film festival», nel centro storico di Spoltore. Davanti a un pubblico numeroso, il procuratore che indaga sulla Sanitopoli abruzzese ha parlato della legalità in Abruzzo.
Dopo la visione dello storico film «100 giorni a Palermo», dedicato all'uccisione del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, il procuratore Trifuoggi ha commentato che «in Abruzzo non c'è la cultura della mafia, che uccide prima isolando e poi colpendo ferocemente».
Nel suo discorso il magistrato, 41 anni di servizio alle spalle, salito alla ribalta delle cronache dopo l'arresto del presidente della giunta regionale Ottaviano Del Turco nell'inchiesta sulle tangenti pagate dal re delle cliniche Angelini, ha difeso, strappando più volte gli applausi del pubblico, il suo lavoro e l'istituzione che rappresenta: «Ho sempre cercato di fare il mio dovere, per scoprire la verità, non quella processuale, ma quella vera. Errori ne possono commettere tutti, ma noi non abbiamo paura dei colpi in canna di chi pensa di stravolgere la verità, o di quelli che usano armi spuntate per gettare fango su chi la verità la cerca. Certo, come in tutti gli ambienti, in magistratura c'è chi lavora di più e chi meno, ma non sono giustificati gli attacchi indiscriminati alla categoria».
Duro anche il giudizio verso i poteri che cercano di condizionare l'attività giudiziaria: «Pensare di mettere il bavaglio alla magistratura», ha sottolineato il procuratore «è come voler sconfiggere l'Aids ammazzando i medici, fingendo che la malattia non esista, che il problema siano i medici che la denunciano. Non ci faremo mettere i piedi in testa, per rispetto verso la Repubblica alla quale abbiamo giurato fedeltà», ha concluso Nicola Trifuoggi tra gli applausi del pubblico. Quindi la manifestazione si è conclusa con la premiazione del procuratore capo, al quale gli organizzatori dell'«Abruzzo Film festival» hanno consegnato una targa per «la dedizione nella lotta contro l'illegalità e la corruzione».