Roma. - Le città italiane sono afflitte dal "mal sottile". Infatti, il PM 10 (o polveri sottili) le sta strangolando, colpa di traffico poco regolato, motori troppo inquinanti e venti che dal Sahara riempiono i nostri cieli di sabbia. I limiti ci sono e sono stabiliti dalle direttive dell'Unione Europea, peccato però che - non siano applicati o meglio che sia quasi impossibile farli rispettare senza mandare tutti in giro sui mezzi pubblici o in bicicletta per gran parte dell'anno.
I blocchi estivi al traffico imposti in questi giorni a Roma sono solo la punta di un iceberg molto più grande: uno sguardo al resto della penisola ce lo conferma, anche se per il momento solo la capitale ha scelto misure drastiche.
In provincia di Bergamo le punte di polveri sottili hanno raggiunto livelli invernali (la stagione in cui le concentrazioni sono maggiori) e lo stesso succede in provincia di Varese. Nei guai Bari all'inizio di giugno,
mentre l'ultimo bollettino di Palermo (22 giugno scorso) indicava superamenti in tutte le centraline
della città, così come a Bologna, anche se non in tutti i quartieri. A Torino gli ultimi dati disponibili(risalenti
alla metà di giugno) hanno fatto segnalare dei superamenti in alcune zone, ma l'allarme principale (così
come a Napoli) riguarda un altro inquinante, l'ozono. A Milano infine un rapporto finora tenuto riservato
della Asl indica in un morto al giorno il fardello da pagare nel capoluogo lombardo per l'eccesso di polveri
nell'aria.
Secondo le normative comunitarie, per rimare in regola con le polveri sottili, in una città in un anno non ci dovrebbero essere più di 35 giorni con una concentrazione media di PM 10 superiore a 50 microgrammi per metro cubo. Il limite è chiaro, un pò meno il modo di applicarlo. Infatti i dati dell'osservatorio "Che PM10 fa" indicano che solo nei primi tre mesi dell'anno, i giorni in cui si è superato questo limite sono stati 77 a Torino, 64 a Milano, 51 a Bologna, 49 a Venezia 45 a Roma, 42 a Cagliari e 40 a Palermo. Nei primi tre mesi insomma erano rimasti all'interno dei limiti soltanto Bari (per un pelo con 32 giorni), Trieste con 17, Napoli con 15, Firenze con 14, Genova con 13 e Catania con 1. Come ricorda il presidente di Legambiente Roberto Delia Seta "gran parte delle città si erano mangiate il bonus dato dalla normativa europea". Le soluzioni ci sono, ma non si possono improvvisare in tempi brevi e forse hanno il difetto fondamentale di andare contro alcuni costumi ormai ben radicati nei cittadini italiani. "Bisogna capire che esiste il diritto di spostarsi in una città, ma non quello di circolare per forza con la propria automobile", dice Delia Seta. Quello che serve sono più corsie preferenziali per gli autobus e più trasporto pubblico su rotaia per ridurre il numero di automobili e motorini in circolazione, soprattutto se sono vecchi e inquinanti.