Il giudice decide sull'istanza di Trifuoggi. Taormina in Procura sarà ascoltato sul memoriale Masciarelli
PESCARA. Il giudice per le indagini preliminari (gip) del tribunale di Pescara, Maria Michela Di Fine, stamattina deciderà sulla scarcerazione di Del Turco e sul suo trasferimento da Sulmona a Collelongo, agli arresti domiciliari. In realtà la Di Fine ha altri due giorni a disposizione per rispondere all'istanza di sostituzione della misura cautelare presentata venerdì dal procuratore capo Nicola Trifuoggi: arresti domiciliari per i carcerati (Del Turco, Quarta, Cesarone, Boschetti, Conga e Zelli), obbligo di firma per chi è ai domiciliari (Bucciarelli e Masciarelli, ma non Domenici) e libertà per Mazzocca e Di Stanislao.
Ma il gip, che rientra oggi in ufficio dopo un periodo brevissimo di ferie, probabilmente firmerà proprio oggi l'accoglimento dell'istanza presentata dalla Procura. E a quel punto sarà suggellato quel "patto tra gentiluomini" avviato il 7 agosto con il ritiro delle istanze di scarcerazione al tribunale del Riesame dell'Aquila da parte degli avvocati degli indagati rinchiusi in carcere, confermato il giorno dopo dal procuratore capo Nicola Trifuoggi con la richiesta di mitigazione delle misure restrittive. Niente bracci di ferro tra avvocati e magistrati, dunque: si tornerà ad affilare le armi il prossimo 8 settembre, quando si terrà il confronto con Vincenzo Angelini, l'imprenditore che accusa gli indagati di aver intascato tangenti milionarie per favorire la sua clinica.
ATTESA A COLLELONGO. A riportare l'ex presidente della Regione Ottaviano Del Turco nella sua casa di Collelongo potrebbero essere il figlio Guido o il fratello Alfiero, che in queste quattro settimane di detenzione hanno visitato più volte il congiunto.
A Collelongo c'è attesa, e anche gli avversari politici sperano nell'innocenza dell'ex presidente. Tra gli amici più desiderosi di rivedere Del Turco c'è il sindaco Angelo Salucci, il quale rivela che per ben tre volte il giudice Di Fine ha respinto le sue istanze di visita in carcere. «La motivazione del rifiuto alle mie richieste è stata sempre la stessa: mancanza di motivazione apprezzabile», spiega il sindaco Salucci. «Ora però spero che, una volta concessi gli arresti domiciliari, il giudice mi possa finalmente dare la possibilità di incontrare Ottaviano, quanto meno in qualità di suo sindaco».
TAORMINA IN PROCURA. Intanto questo pomeriggio i magistrati che indagano sulle presunte tangenti versate da Angelini (oltre a Trifuoggi, i sostituti Giampiero Di Florio e Giuseppe Bellelli), ascolteranno come testimone l'avvocato Carlo Taormina, che difende Giancarlo Masciarelli in un'altra inchiesta, quella sulla Fira, la Finanziaria regionale abruzzese che ha cartolarizzato i debiti della sanità abruzzese. Taormina viene ascoltato come testimone nel procedimento avviato dalla Procura per accertare la reale esistenza o meno di un "memoriale" scritto da Masciarelli nel periodo di detenzione. Appunti e memorie che accuserebbero altri politici sarebbero stati consegnati a Taormina.
SENTITE LE SEGRETARIE. Secondo quanto rivela il "Corriere della Sera" di ieri nell'articolo intitolato «Le segretarie del superpentito: così incartavamo le mazzette», nei giorni scorsi il pool di magistrati che indaga su Sanitopoli avrebbe riascoltato la segretaria di fiducia di Angelini e un'altra dipendente. Secondo quanto raccontato dalle donne, scrive il quotidiano milanese, «le tangenti venivano confezionate in pacchetti con carta A4 ben confezionati e chiusi con lo scotch. I soldi», dicono le segretarie «li prendevamo dalla cassaforte della clinica perchè quando lui (Angelini) ci diceva di prenderli significava che qualcuno era andato in banca per conto suo e li aveva depositati in cassaforte. Certe volte, se le cifre erano piccole, li prendevamo dalla cassa della clinica». Secondo quanto riporta il Corriere, per la Procura si tratta «di un'ulteriore conferma del quadro indiziario già grave, a meno di non voler pensare che siano tutti d'accordo fra loro».