Signor direttore, i dipendenti che si ammalano, al fine di permettere il controllo del loro stato di malattia, hanno l'obbligo di restare nel loro domicilio dalle ore 10 alle 12 e dalle 17 alle 19 di ogni giorno. Non è loro permesso fruire di ferie, permessi o altre alternative di costosa libertà, perché mentre sembra che la malattia possa in qualche caso interrompere le ferie pare che l'inverso non si possa verificare. Se arriva il medico incaricato della visita di controllo e non ti trova in casa, scatta l'obbligo di una visita ambulatoriale da effettuare il giorno successivo, e nel caso che tu non ti sottoponga a questa, scattano le sanzioni sino ad arrivare al licenziamento. Di tutta questa faccenda ci sono cose che colpiscono.
La prima è che l'ente previdenziale o aziende hanno trasformato un controllo dello stato di malattia in un vergognoso guardianaggio del rispetto da parte del malato di stupidi ed inutili orari che nulla hanno a che vedere con la capacità lavorativa del lavoratore assente. La seconda è che appare impensabile, in un paese civile, che una volta che tu, non risultando presente nelle fasce orarie, ti sia sottoposto a visita ambulatoriale, risultando debitamente malato o bisognoso di cure, debba essere lo stesso sanzionato per l'assenza. Insomma se la visita viene effettuata per controllare lo stato di malattia del dipendente, non si capisce come, una volta accertata questa infermità si possa limitarne la libertà di movimento come fosse un galeotto. La terza è che con questo incivile sistema le aziende datrici di lavoro hanno in mano un terrificante strumento di ricatto, che può rendere la vita di un cronico tal e quale ad un girone infernale. Tra visite di controllo, visite ambulatoriali e visite d'idoneità essa azienda è in grado di ridurlo ad un nevrastenico nel giro di pochi mesi.
La quarta è che ci sono un certo numero di aziende la cui supponenza e prepotenza sono tali da far ritenere che esse siano non solo datrici di lavoro ma anche esperte di problemi sanitari, legislatrici e giudici. Il che è non solo profondamente immorale ed incivile ma pure ridicolo. Purtroppo per il lavoratore, tragicamente ridicolo. Egli spesso non ha difese ragionevoli. Vive dello stipendio e qualsiasi contestazione legale, anche con l'ausilio dei sindacati, ha sempre un costo altissimo per lui e per la sua famiglia.
L'idea è che il dipendente non vuole lavorare e per non lavorare si finge malato. Così è un bugiardo il medico di famiglia che a prescritto la malattia. E' o sono truffatori e bugiardi i medici dell'Asl che nel corso della visita ambulatoriale hanno verificato lo stato di malattia. E' o sono truffatori e bugiardi gli specialisti dai quali ti sei recato nel periodo della visita di controllo.
(*) Uil-trasporti Abruzzo