Otto ferrovieri licenziati in tronco per assenteismo all'officina genovese di Terralba: uno di loro aveva timbrato il cartellino dei colleghi mentre questi erano sotto la doccia. Altri dieci lavoratori, appartenenti a vari settori di Trenitalia, sono finiti nel mirino dell'azienda per aver dichiarato, anni fa, un infortunio poi non confermato dall'Inail. Risultato: richieste di rimborso da 2.500 a 7.000 euro per periodi di assenza dal lavoro del 2002 e del 2003.
L' "effetto Brunetta" arriva a colpire anche la categoria dei ferrovieri, e lo fa con uno dei provvedimenti più duri che abbiano mai colpito l'azienda dei treni e i suoi lavoratori.
Un ferroviere dell'officina genovese di Terralba timbra i cartellini dei colleghi (sotto la doccia) per consentire al gruppo di prendere un treno che avrebbe riportato tutti un po' prima a casa. Risultato: otto licenziamenti in tronco e senza preavviso per «mancato rapporto fiduciario». E altri dieci ferrovieri, questa volta appartenenti a diversi settori di Trenitalia, sono finiti in questi giorni nel mirino dell'azienda per aver dichiarato, anni fa, un infortunio poi non confermato dall'Inail. Risultato: richieste di rimborso da 2.500 a 7.000 euro per periodi di assenza dal lavoro del 2002 e del 2003.
L' "effetto Brunetta" arriva a colpire anche la categoria degli autoferrotranvieri, e lo fa con uno dei provvedimenti più duri che abbiano mai colpito l'azienda dei treni e i suoi lavoratori. L'episodio - anticipato ieri dal Corriere Mercantile - che ha portato Trenitalia a licenziare due operai elettromeccanici, tre meccanici e tre apprendisti, è avvenuto il 16 luglio scorso, ma è arrivato a conclusione soltanto l'8 agosto, vale a dire venerdì. Secondo la ricostruzione dei sindacati, non smentita dall'azienda, gli otto manutentori avevano da poco finito il proprio turno di lavoro e avevano accettato di svolgere ulteriori riparazioni a due locomotori rotti giunti ai cantieri di Terralba nel pomeriggio. Orario prolungato, dunque, dalle 16 alle 18. «Alle 18 e 02 hanno consegnato il materiale rotabile riparato - spiega Fabrizio Castellani, della Filt Cgil - e a quel punto, compiendo una leggerezza, uno degli otto ha preso i cartellini di tutti gli altri, impegnati a farsi una doccia, così da sveltire le operazioni per andar via dopo un turno di lavoro che era iniziato alle otto del mattino». Il meccanico in questione riceve in quel momento una telefonata da un familiare, e inizia una discussione con lo stesso, richiamando con la propria voce l'attenzione del capo impianto. Il quale ravvisa immediatamente l'irregolarità e redige rapporto. «Non avremmo mai immaginato una misura così drastica - dicono i sindacati - ci aspettavamo una sospensione di qualche giorno, come prevede il contratto di lavoro. Abbiamo già impugnato le lettere di licenziamento presso il Tribunale del Lavoro, e ricorreremo in ogni altra sede possibile». A Terralba è rimasto soltanto un apprendista, a riparare i locomotori. Sarà dunque quasi impossibile, in caso di prossime avarie, rimettere in pista con rapidità il materiale fermo. In seguito all'emergenza creata da una propria estemporanea decisione la Divisione Passeggeri Regionale della Liguria informa che «è già stata avviata una procedura di urgenza per l'assunzione di 20 nuovi meccanici da sostituire a quelli licenziati».
Quanto all'episodio, l'azienda risponde con una nota che «il provvedimento di licenziamento è giunto al termine della procedura prevista dall'articolo 7 dello Statuto dei lavoratori e dal Contratto collettivo nazionale delle attività ferroviarie». «La grave violazione accertata rappresenta una palese rottura del rapporto di fiducia che deve necessariamente intercorrere tra datore di lavoro e dipendente - continuano i vertici di Trenitalia - abbiamo pertanto provveduto, in conformità con il contratto e come avviene in qualunque altra azienda pubblica o privata, ad adottare la sanzione disciplinare prevista. E' la linea dettata dal management di Ferrovie dello Stato ad aver imposto il massimo rigore nei confronti di coloro che vengono meno ai principi etici e ai fondamentali doveri sanciti dal contratto».
La stessa azienda dei treni ci tiene a precisare che quello ligure non è l'unico provvedimento preso sul territorio nazionale. Negli ultimi dodici mesi sono stati 35 i dipendenti del Gruppo Fs che sono incorsi in licenziamento «per violazioni gravi agli obblighi del contratto di lavoro». Gli altri casi, in via di accertamento nelle sedi di competenza, sono avvenuti a Trieste, a Milano e in diverse zone del Sud Italia.
Sul caso in questione è intervenuto ieri anche l'assessore regionale alle Politiche del lavoro e ai Trasporti Enrico Vesco. «Spero che Trenitalia ci ripensi». Secondo l'assessore, che non vuole «entrare nel merito delle giustificazioni già prodotte dai lavoratori licenziati», la contestazione «di una generica "rottura del rapporto di fiducia" è debole, e mira soltanto a dar seguito a una campagna di delegittimazione del lavoro pubblico che in questo momento ha autorevoli paladini nel Governo nazionale». «Pur nello stato di grande difficoltà in cui versa il servizio ferroviario - scrive ancora l'assessore - le officine di manutenzione rappresentano un punto di eccellenza per le professionalità che può vantare». L'ultimo caso di un lavoratore di Trenitalia licenziato in tronco in Liguria è quello relativo a un ferroviere colpevole di aver assunto sostanze stupefacenti (un episodio che le cronache non avevano fino a oggi registrato, e che comunque seguiva a una denuncia penale), anche se quelli che fecero maggiore scalpore furono i ferrovieri rimossi per aver collaborato con la testata giornalistica Report per un'inchiesta.
Intanto scoppia anche il caso degli infortuni sul lavoro. Per diversi dipendenti liguri di Trenitalia è stata una vera e propria doccia fredda. «L'Inail ha evidentemente negato i presupposti presentati per catalogare un'assenza come "infortunio", trasformandola in semplice malattia e chiedendo il conto - spiega Giuseppe Carpentieri, segretario della Fast - abbiamo molti casi di questo tipo, e per ognuno faremo ricorso, dal momento che le documentazioni presentate a suo tempo, perché parliamo di fatti occorsi anche cinque o sei anni fa, erano tutte corredate di regolari certificazioni e referti». Il giro di vite sulle malattie non riguarda soltanto i casi sopracitati, ma anche l'ordinaria gestione delle assenze in regime di "mutua". «I controlli oggi arrivano dopo un solo giorno di assenza - dicono i lavoratori - sacrosanto effettuarli, ma sembra che all'improvviso si sia innescata una vera e propria guerra nei nostri confronti»