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Pescara, 17/06/2026
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Data: 13/08/2008
Testata giornalistica: Il Centro
Elezioni, accordo politico sul 30 novembre. Vertice istituzionale Paolini-Roselli. Oggi la decisione della Corte d'Appello

Il centrosinistra «De Dominicis ritiri le dimissioni»

PESCARA. Ormai è una certezza alla quale manca solo il crisma dell'ufficialità che peraltro arriverà nella giornata di oggi: si svolgeranno il 30 novembre prossimo le elezioni regionali anticipate alle quali l'Abruzzo è dovuto ricorrere dopo la bufera giudiziaria per presunte tangenti nella sanità che ha decapitato la Giunta regionale. Tutto ciò a meno di clamorosi eventi.
Ieri c'è stata la convergenza politica nel primo passaggio che lo Statuto regionale impone al presidente vicario, Enrico Paolini. Nell'incontro con il presidente del Consiglio regionale, Marino Roselli, Paolini ha proposto la data del 30 novembre; il capo dell'Assemblea regionale, nonostante un buon numero di consiglieri gli avessero manifestato una serie di perplessità e la necessità di un rinvio alla primavera del 2009, ha aderito alla istanza posta in maniera perentoria. Il nodo sarà sciolto ufficialmente oggi nel secondo passaggio, anche questo previsto dalla nuova carta regionale: Paolini infatti incontrerà il presidente della Corte d'Appello, Mario Della Porta, e se non ci saranno intoppi tecnici, al momento non prevedibili, si sancirà l'intesa.
Subito dopo, come ieri lo stesso Paolini ha confermato, il presidente vicario firmerà il decreto con il quale si indirà la data delle elezioni. «Ho ascoltato il presidente Roselli, al quale ho proposta la date del 30 novembre», spiega Paolini, «dopo aver espresso alcune perplessità, il presidente del Consiglio ha firmato il verbale con cui si prende atto positivamente della scadenza. Nel pieno rispetto delle prerogative del presidente della Corte d'Appello domani verificheremo le questioni tecnico-formali e poi assumeremo una decisione». Ma non ci sarà nessuna sorpresa e nessun rinvio dell'ultimora: la giornata di ieri ha avuto quindi il significato di un'autentica mazzata alle speranze del partito del voto a primavera che comunque può contare di un numero decisamente più numeroso rispetto ai pochi usciti allo scoperto. Il presidente Roselli ben presto si è «arreso» all'evidenza e alla posizione di Paolini, tra l'altro non avendo istituzionalmente potere per determinare un rinvio.
«E' stato un incontro sereno in cui si è preso atto che la prima data possibile è il 30 novembre. Abbiamo anche verificato se fosse stato possibile votare prima del 30 novembre», afferma Roselli, «non essendoci questa possibilità, abbiamo deciso di conseguenza. Ora tutto va sottoposto al presidente della Corte d'Appello. I problemi e le perplessità? Abbiamo fatto accenno a queste situazioni che peraltro si sanno. Ci sarà il tempo di analizzarle, verificarle e risolverle. Comunque» continua il presidente del Consiglio, «non sono questioni tali da andare a modificare l'impegno assunto nei confronti degli elettori che hanno bisogno di un governo duraturo». I pochi consiglieri pubblicamente favorevoli al rinvio del voto, sono rimasti sulle loro posizioni.
Le perplessità maggiori riguardano i due esercizi provvisori a cui sarebbe costretto il prossimo governo, la difficile reperibilità dei fondi per le elezioni, più cospicui per la data sfalsata dalle altre tornate elettorali (per la Giunta 7,5 milioni di euro, per il Consiglio circa 16) e le problematiche organizzative legate all'avvio della macchina elettorale.
Oltre alla necessità di chiarire l'inchiesta in corso.
Intanto, sulla data delle elezioni, i consiglieri regionali dell'Idv, Paolo Palomba e Augusto di Stanislao, attaccano Roselli e ribadiscono la necessità di votare il 30 novembre. «E' ora che si smetta di usare i metodi da retrobottega, con proposte goffe e maldestre, con il solo fine di conservare le poltrone a discapito degli abruzzesi che hanno il diritto di riavere un governo legittimo dopo il terremoto giudiziario, presentando persone lontane da compromissioni con gestioni poco chiare della cosa pubblica».
Nel Pd, invece, si discute sul come avviare la campagna elettorale. Ieri i vertici del centrosinistra hanno chiesto al presidente dimissionario della Provincia di Pescara, Giuseppe De Dominicis di ritirare le dimissioni e non candidarsi alla Regione. De Dominicis avrà di tempo fino al 18 agosto per decidere.

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