«Se la Regione non si attiva subito, la provincia di Teramo rischia di perdere 1500 posti di lavoro». È un appello accorato quello del segretario provinciale della Cgil Giampaolo Di Odoardo per pungolare i vertici regionali ad attivare tutte le procedure burocratiche e amministrative per accedere ai fondi Fas, ossia i fondi destinati alle aree svantaggiate. «Le nostre imprese - spiega Di Odoardo - puntano su quei contributi. Tocca alla Regione mettere in moto l'iter che serve per accedere a questi fondi comunitari. Invece siamo passati da una prima fase di shock e, quindi, di paralisi amministrativa, ad un clima preelettorale che rischia di far dimenticare alcune importanti priorità. Non tocca certo a me suggerire alla Regione come fare per non perdere queste opportunità ma credo che sia necessario un consiglio straordinario per decidere su argomenti che hanno, per così dire, una scadenza imminente». Secondo una stima della Cgil, se i fondi non arrivassero in provincia di Teramo molte aziende sarebbero costrette a ridimensionarsi, e, in tutto, verrebbero persi circa 1.500 posti di lavoro. Una cifra davvero importante, che si andrebbe ad aggiungere al numero già consistente, circa 40.000, dei disoccupati attualmente presenti nel Teramano. Ad avere la peggio, sarebbe l'area della Val Vibrata. «In base al Protocollo d'intesa per lo sviluppo delle aree Vibrata-Tronto - precisa il sindacalista - questi fondi servirebbero soprattutto per le aziende della Val Vibrata, che raccolgono il maggior numero di lavoratori nella nostra provincia. Se non arrivassero, molte di queste piccole e medie imprese si troverebbero a dover affrontare un periodo di crisi da cui sarebbe difficile uscire».
Di Odoardo sottolinea anche un'altra importante occasione che la provincia di Teramo rischia di veder sfumata. «L'iter per la realizzazione del distretto agroalimentare - afferma il sindacalista - è arrivato ad una svolta: la Provincia e le parti sociali hanno messo insieme tutti i tasselli necessari, ora manca solo l'approvazione della Regione, che tarda ad arrivare. Perdere una simile struttura, che raccoglie tutte le aziende agroalimentari della provincia, comprese le realtà più grandi come la Amadori o la Gelco, rappresenterebbe un danno incalcolabile per la nostra economia. Questo senza contare che molte aziende delle regioni limitrofe hanno espresso il loro interessamento ad aderire e che rischiamo che il progetto venga attuato da altre realtà attualmente più attive, come le Marche».