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Data: 28/06/2006
Testata giornalistica: Corriere della Sera
Anas, Di Pietro chiama i giudici: falso in bilancio, via il vertice. Il ministro: hanno speso la stessa cifra due volte

Falso in bilancio, false comunicazioni sociali, consulenze e liquidazioni per tre milioni «in parte indebite, in parte illecite e in parte illegittime»: è quanto è stato ipotizzato a carico della gestione di Vincenzo Pozzi all'Anas dal ministro delle Infrastrutture, Antonio Di Pietro. Il quale ha già presentato al titolare dell'Economia, Tommaso Padoa-Schioppa, una richiesta di commissariamento della società delle concessioni autostradali («un atto doveroso» secondo lo stesso ministro) e trasmesso un'ampia documentazione, segnalando anche il presunto caso di «risorse duplicate», alla Corte dei Conti e alla Procura di Roma. Quest'ultima, a sua volta, ha aperto un fascicolo senza indagati. E se per il senatore di Forza Italia, Luigi Grillo, «le affermazioni del ministro sono un misto di irresponsabilità e superficialità» e la richiesta di commissariamento «è conseguenza del suo stato confusionale», l'Anas si è difesa dalle accuse dell'ex pubblico ministero di Mani Pulite affermando di aver «sempre rispettato le leggi, nella più totale trasparenza». Mentre il presidente Pozzi ha annunciato di essere disponibile a lasciare dopo la fusione Autostrade-Abertis. Operazione sulla quale pesa ora anche l'ombra del commissariamento dell'Anas e che tuttavia procede, con le assemblee previste per il prossimo 30 giugno e il rogito in autunno. «Continuiamo» ha confermato l'amministratore delegato di Abertis, Salvador Alemany Mas, lasciando in serata un incontro con i soci italiani (presente Gilberto Benetton) nel quale sarebbe stato discusso «il tetto di flessibilità massima» nel prossimo negoziato con il governo.
Intanto, il giorno più lungo di Pozzi era iniziato alle otto del mattino, con un colloquio di due ore al ministero, prima delle audizioni di Di Pietro in Parlamento. «Non c'è corrispondenza tra quanto risulta a bilancio e quanto investito», ha attaccato a testa bassa il ministro per il quale ci sono «ipotesi da valutare di false comunicazioni sociali e di falso in bilancio». Un patrimonio netto inferiore all'indebitamento, ha aggiunto, impone un intervento con nuove risorse. Ma c'è da chiedersi se sia opportuno «consegnare i soldi allo stesso management che ha gestito questa situazione». «Qualcuno ha fatto risultare nel bilancio 2004 dell'Anas 4 miliardi che invece erano vincolati» ha spiegato, dopo aver dettagliato la situazione aggiornata a fine 2005 dalla quale emergerebbe che su 4,4 miliardi di fondi destinati a nuove opere, nel contratto di programma approvato 3,7 erano soldi in realtà già vincolati e destinati a opere precedenti. «Quelli dell'Anas sono impazziti o qualcuno glielo ha comandato»? ha osservato Di Pietro che aveva chiesto, senza ottenerla, la secretazione di questa parte di audizione alla commissione Ambiente della Camera. Quanto alle ipotesi di peculato, per il ministro delle Infrastrutture sarebbero stati pagati «sei miliardi di lire al vecchio consiglio che non voleva andare via, al momento della trasformazione in spa, in consulenze non dovute e non svolte e in liquidazioni in parte non dovute».

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