TREVISO. Dopo la recente retata genovese Trenitalia allarga le indagini anche allo scalo ferroviario di Treviso. Da un mese, infatti, cinque dipendenti dell'azienda sono sotto inchiesta da parte di una commissione interna che sta cercando di capire se abbiano tentato di gonfiarsi la busta paga facendosi accreditare falsi orari di lavoro.
Le indagini sono iniziate a fine luglio, quando uno dei cinque dipendenti è stato scoperto a timbrare il cartellino di fine turno per tutti gli altri.
Gli uomini fanno tutti parte del reparto che lavora all'interno dell'officina dello scalo ferroviario. Trenitalia sta tentando di capire se, al momento del fatto, i quattro dipendenti che si sono fatti timbrare il cartellino da un quinto collega si fossero già allontanati dal luogo di lavoro o fossero ancora nei paraggi. Per farlo, ha già ascoltato alcuni responsabili dell'impianto di manutenzione.
Sul risultato degli interrogatori l'azienda mantiene il massimo riserbo, «l'indagine deve ancora concludersi», ma nel frattempo contro il clamore suscitato dalla vicenda si leva la difesa dei sindacati ferrovieri.
Un caso identico a quello che a Genova ha portato al licenziamento di otto dipendenti. «Siamo davanti a un accanimento che nasce dall'effetto-Brunetta - ha commentato il responsabile Fit-Cisl Flavio Pavan - questa inchiesta nasce da una specie di onda emotiva nazionale che ha spinto anche Trenitalia a un controllo sulle timbrature dei cartellini».
A Genova, per un fatto simile, Trenitalia ha fatto partire le lettere di licenziamento «ma nel caso di Treviso - prosegue Pavan - posso assicurare che si tratta di cinque lavoratori preparati e onesti. Una sanzione ci può stare, come la sospensione dal lavoro per una decina di giorni, ma il licenziamento sarebbe davvero troppo».
Secondo il sindacato, nessuno dei lavoratori coinvolti dalla vicenda avrebbe lasciato anticipatamente il luogo di lavoro facendo timbrare a un altro, più tardi, il proprio cartellino di fine turno. «Al momento dei fatti - spiega la Cisl - i lavoratori erano tutti in stazione, stavano facendo la doccia e avevano chiesto al quinto di abbreviare i tempi timbrando il cartellino anche per loro».
«Una leggerezza - ammette anche Ivano Mometti della Filt-Cgil - che può essere colpevolizzata solo se si considera il lassismo con cui è stato gestito fino ad oggi l'intero comparto».
L'indagine di Trenitalia dovrebbe chiudersi a giorni. Fino a oggi l'azienda non ha formalizzato alcun provvedimento a carico dei cinque dipendenti ma la tensione all'interno dello scalo resta alta.
«Sono d'accordo che la timbratura collettiva non vada fatta - ribadisce anche Pavan - è una consuetudine tollerata che va redarguita. Da qui a licenziare, però, ce ne passa».