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Pescara, 06/05/2026
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Data: 19/08/2008
Testata giornalistica: Il Centro
Abruzzesi poveri, si vive con 12mila euro. Meglio pescaresi e aquilani con 17mila euro. Piccoli centri montani in agonia

Cresce il divario della regione con il centro nord

PESCARA. Abruzzo sempre più povero, con profonde differenze al suo interno. Tengono le località più grandi, spaventano le condizioni dei centri minori, preoccupa la regione nel suo insieme. La ricerca condotta dal Centro Studi Sintesi, riportata anche dal quotidiano economico Il Sole 24 Ore, mette in evidenza che tra le 107 province del Paese quelle abruzzesi sono tutte nelle posizioni di coda della scala del reddito per contribuente. La provincia di Pescara, con i 14.233 euro a testa che i suoi abitanti hanno denunciato al fisco, risulta la meno colpita. Maglia nera per Teramo dove si vive con 12.225 euro a persona.
Nell'area pescarese, se nel capoluogo adriatico i cittadini denunciano in media 17.703 euro, spostandosi di qualche chilometro lo scenario cambia radicalmente.
Corvara più povera A Corvara il dato è quasi tre volte inferiore, con i redditi fermi a 5.848 euro. Nelle altre province la situazione è anche peggiore. In quella di Teramo il reddito per contribuente è pari a 12.225 euro, con una variazione negativa del 3,5% rispetto al'99: si raggiungono i 16.048 euro in città mentre nei paesini le condizioni di vita appaiono molto più critiche.
Come a Valle Castellana, i cui abitanti denunciano in media 6.900 euro.
Male anche le province di Chieti (12.453 euro e -2,3% rispetto al'99) e L'Aquila (13.708 euro e -2%) che ospitano i due comuni più poveri della regione: a Schiavi d'Abruzzo, nel chietino, e a Villa Santa Lucia, nell'aquilano, negli ultimi otto anni i redditi dei cittadini hanno subito un crollo verticale, rispettivamente del 15,2% e del 20,2%.
Oggi occupano i poco onorevoli posti di trentesimo e trentaquattresimo comune più povero d'Italia. A Schiavi d'Abruzzo i redditi sono in media di 5.215 euro e a Villa Santa Lucia di 5.263 euro.
Non se la passano bene neanche le reegioni vicine, come Marche e Molise. Nella provincia di Ascoli Piceno (il reddito è di 13.544 euro per contribuente, -0,9% rispetto al'99), mentre in quella di Isernia (11.256 euro e -7,2%) e Campobasso (11.231 euro e -3,2%).
Crisi industriale «La condizione dell'Abruzzo è legata alla più ampia questione della crisi dello sviluppo industriale; i redditi sono più bassi nelle aree in cui le industrie evidenziano i problemi maggiori», dice Maurizio Donato, docente di economia all'Università di Teramo, «finita la fase degli investimenti pubblici e degli aiuti al mezzogiorno che avevano posto la regione in una posizione decisamente migliore rispetto al resto del sud, l'Abruzzo non ha saputo trovare la sua strada. Le risorse della sanità, ad esempio, potevano essere impiegate per sostenere le attività produttive e lo sviluppo e invece sono state mal gestite e sperperate».
Questione meridionale I numeri ritraggono un Paese a due velocità. Le tasche degli abruzzesi si scoprono sempre più vuote mentre la regione affonda seguendo il solco di un mezzogiorno in netto ritardo rispetto al resto d'Italia.
Negli ultimi otto anni il reddito per contribuente in Abruzzo è sceso del 2,1%, mentre a livello nazionale ha registrato un incremento del 2%.
Il centro nord ha visto accrescere i redditi dei suoi abitanti più dell'inflazione: a partire dalle Marche (+0,5%) e dal Lazio (+2,7%) fino ad arrivare alle eccellenti performance di Valle d'Aosta (+11%) e Lombardia (+7,5%). Nel meridione è invece l'inflazione a prevalere e i redditi iniziano a scendere in Abruzzo (-2,1%) e Molise (-4,3%) per poi crollare in Campania (-8,2%) e in Calabria (-14%). I 50 comuni più ricchi d'Italia sono localizzati nel centro e nel nord del Paese, i 50 più poveri, con poche eccezioni, tutti nel meridione.
«La questione meridionale è stata seppellita troppo presto, frettolosamente sostituita da una non ben precisata questione settentrionale», continua il professor Maurizio Donato, «nel mezzogiorno si è scelto di rinunciare allo sviluppo industriale e questi sono i risultati. Peraltro siamo in un fase in cui si preferisce investire nel capitale finanziario più che su capitali produttivi e ciò non può che aggravare la situazione».
Crollano i consumi In Abruzzo salgono i prezzi, restano ferme le retribuzioni, crollano i consumi. Le spinte inflattive rischiano di rendere le condizioni ancora più critiche. Per il docente di economia all'università teramana esiste una sola ricetta per far ripartire la regione, il mezzogiorno e l'Italia. «Investire sullo sviluppo industriale e sulle attività produttive è l'unico vero antidoto alla crisi dei redditi», conclude il docente di economia, «bisogna sfatare anche il tabù dell'intervento pubblico, di cui non bisogna affatto avere paura. Un'esperienza come quella dell'Iri è stata archiviata troppo presto. Inoltre le imprese che vanno meglio sono proprio quelle in cui è rilevante il ruolo del pubblico, a partire da Eni, Enel e Telecom».
Nell'analisi del centro studi il comune più ricco è Ayas, in provincia di Aosta, con un reddito per contribuente pari a 66.408 euro. Seguono Basiglio (45.732 euro) e Cusago (36.914 euro), entrambe nel milanese. Il comune più povero è Platì (4.152 euro) in provincia di Reggio Calabria. Tra i grandi centri le regine del benessere sono Milano (23.183 euro per contribuente), Bologna (20.890 euro) e Roma (20.193 euro).

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