Il senatore: bene De Laurentiis più che le coalizioni decidiamo il programma e poi gli uomini
PESCARA. «Uscire da imbarazzi e timori». E' quanto chiede Giovanni Legnini senatore Pd che sferza la politica regionale e il suo partito. Per Legnini dopo l'inchiesta della procura di Pescara che ha portato agli arresti il presidente, Del Turco, due assessori e coinvolto politici del centrosinistra e del centrodestra, i partiti si cullano o nel toto candidati o sono arroccati in un silenzioso torpore. «Non è più il tempo della politica politicante», sollecita, «ma di idee e proposte generatrici del grande cambiamento di cui l'Abruzzo ha bisogno».
Senatore l'inchiesta ha provocato sulla classe politica un finimondo di interrogativi, sospetti e amarezze, ma dentro i partiti sembra tutto tranquillo, quasi una situazione normale, e le elezioni anticipate un semplice passaggio elettorale.
«Per questo sollecito la politica abruzzese a uscire rapidamente dall'imbarazzo senza archiviare la grave vicenda giudiziaria ma traendo da essa un insegnamento morale e politico per il futuro. Ha ragione il direttore del Centro, Luigi Vicinanza, quando scrive che non è più il tempo della politica politicante ma di idee e proposte generatrici del grande cambiamento di cui l'Abruzzo ha bisogno».
Che idea si è fatta dell'inchiesta?
«La politica non deve commentare le indagini, deve augurarsi più giustizia, non meno giustizia, deve sperare che emerga tutta la verità e che si verifichi una catarsi che sappia prefigurare una nuova fase storica della politica e dell'agire collettivo nella nostra regione. Perché ciò avvenga è auspicabile che si comprenda meglio cosa accadde anche negli anni del centrodestra quando esplosero debito, deficit, spesa per la sanità privata, si inventarono le cartolarizzazioni».
Niente presunzione di innocenza?
«Tutti quelli che hanno commesso reati devono essere puniti, a chi è innocente si dia la possibilità di dimostrarlo celermente».
Come sappiamo gli intrecci tra Regione e sanità è stata il volano del malaffare, si può pensare a una sanità virtuosa, a bilanci in equilibrio, a cittadini che ricevono servizi efficenti?
«Occorre uscire dal tunnel, completare il risanamento dei conti e la riorganizzazione dei servizi guardando solo agli interessi dei cittadini. Fa bene Enrico Paolini a non esorcizzare il commissariamento opponendosi a nuove tasse. Noi parlamentari dobbiamo sostenere con forza tale iniziativa. Settembre sarà un mese decisivo. L'Abruzzo al pari delle altre quattro Regioni in dissesto ha diritto ad un prestito dal Governo per chiudere l'extra-deficit e programmare il futuro senza gravare sulle famiglie e le imprese. Occorre accelerare sull'innovazione del sistema partendo dalle cose buone fatte, ad esempio penso che una Asl regionale unica insieme all'aziendalizzazione degli ospedali possa essere una risposta efficace».
Il nodo è la sanità privata, o almeno come sono stati costruiti i rapporti tra pubblico e privato. Lei cosa propone?
«Dico basta con le negoziazioni dirette tra Regioni e cliniche e con un sistema ospedaliero parallelo a quello pubblico. La Regione decida di quali servizi ha bisogno e li acquisti adottando criteri di economicità, trasparenza e concorrenza».
Il 30 novembre si voterà, ma ora si dovrà discutere di candidature e di alleanze. Il Pd è in letargo, silenzio da Roma e dall'Abruzzo. Sono altri a prendere l'iniziativa: Rifondazione e Italia dei valori sollecitano il Pd a non candidare gli inquisiti mentre l'Udc apre uno spiraglio.
«Il Pd deve tornare al timone di una iniziativa e non subire le posizioni altrui. Apra le porte ad un grande progetto di cambiamento alle donne e agli uomini capaci di realizzarlo. Ha ragione sul punto l'esponente dell'Udc, Rodolfo De Laurentiis. Sarebbe un grave errore fare il contrario, come sta facendo il centrodestra abruzzese, che pensa erroneamente di dover solo sbrigare la pratica della vittoria elettorale».
Candidature e liste sono un fatto ineluttabile, e le scelte vanno fatte.
«Il Pd deve evitare di impantanarsi sui nomi. Il candidato presidente si può scegliere in due modi: o promuovendo una sintesi alta tra programma e volontà degli alleati oppure proponendo primarie vere, purché siano di coalizione. Se seguiremo questo percorso nuovo e trasparente, i cittadini ci capiranno e potremo tornare a guardare il futuro con speranza».
Lei ha idee per il programma del centrosinistra?
«Serve una regione dell'innovazione, capace di farsi sostenitrice di chi vuole promuovere un nuovo sviluppo di qualità; la Regione del campus dell'innovazione in Val di Sangro, del no al Centro Oli e al petrolio, del sì all'agricoltura di qualità, al turismo ambientale e dei borghi storici, dell'industria internazionalizzata, dell'integrazione tra produzione di beni e servizi con l'Università e la ricerca».