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Data: 21/08/2008
Testata giornalistica: Il Centro
Le mani sulle pensioni? Altolà dei sindacati. Nel mirino lavori usuranti e revisione dei coefficienti. Il Sole 24 Ore rivela: vecchiaia a 62 anni per le donne. Il ministro smentisce

ROMA. Aumento dell'età minima per la pensione di vecchiaia di due anni (a 62) per le donne, revisione dei coefficienti di rivalutazione da subito, restrizione della platea dei lavoratori impegnati in attività usuranti e che possono anticipare la richiesta di pensione. Una vera e propria controriforma delle pensioni quella che ipotizza il "Sole 24 Ore", vale a dire quotidiano di Confindustria.
I sindacati fanno subito muro, il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, si dice «stupito» e rilascia una dichiarazione che sembra una smentita. Sembra, ma qualcosa in pentola c'è. «Leggo con stupore che il Sole 24 Ore apre l'edizione odierna attribuendo al governo l'intenzione di una sorta di campagna autunnale sulle pensioni - dice il ministro - come è noto la manovra economico-finanziaria è stata già realizzata e la legge Finanziaria si limiterà a recepirla. Quanto alle pensioni, l'agenda autunnale sarà limitata alla delega per i lavori usuranti e all'istituzione della Commissione per la definizione dei coefficienti nei tempi stabiliti dal precedente governo in accordo con le parti sociali. Punto».
Tutti tranquilli allora? No. Per quanto quanto riguarda i lavori usuranti Cesare Damiano, allora ministro del Lavoro, a marzo aveva fatto il decreto legislativo che attuava la delega. Tutto a posto, certificazione della Ragioneria dello Stato compresa, ma, caduto il governo, il decreto non è mai stato approvato. Così ora in Commissione alla Camera ci sono due proposte in discussione. Una dello stesso Damiano, che ricalca il decreto legislativo di marzo, e una del deputato del Pdl Giuliano Cazzola che taglia da tre a uno gli anni di anticipo della pensione per chi ha compiuto lavori usuranti. Non solo, si eleva di nuovo a 80 il limite di notti lavorate per ottenere la qualifica di lavoro usurante.
«Sono stati stanziati due miliardi e 800 milioni per finanziare l'anticipo di tre anni - nota Morena Piccinini, segretario confederale della Cgil - se si riducono a uno si rubano soldi ai lavoratori». Quanto alla necessità di rivedere le pensioni non si può certo chiamare in causa un deficit: «È confermato - continua Piccinini - che l'Inps avrà un attivo stratosferico di 7 miliardi di euro. Soldi che vengono utilizzati dal governo per il risanamento dei conti».
«Non si tratta di fare nuove riforme - dice Cesare Damiano, oggi ministro del Welfare nel governo ombra del Pd - ma di completare il protocollo firmato con le parti sociali. Tutti riconoscono che il 23 luglio dello scorso anno è stato raggiunto un accordo di grande equilibrio e l'aumento dell'avanzo finanziario dell'Inps di quasi 7 miliardi è dovuto alle ottime riforme introdotte». Poi viene alla questione dell'età pensionabile delle donne: «Si potrebbe affrontare, con l'accordo del sindacato, solo su base volontaria e accompagnata da bonus pensionistici che ne riconoscano i periodi prestati per attività di cura».
Ma l'altro argomento che fa drizzare le antenne ai sindacati è quello dei coefficienti pensionistici. Perché una frase pronunciata tempo fa sui coefficienti del ministro Sacconi («Da applicare tempestivamente») farebbe pensare che potrebbero essere rivisti in fretta e applicati da subito, già da gennaio del prossimo anno. «Mi pare sbagliato dopo tante polemiche riaprire il capitolo dell'età - dice Raffaele Bonanni, leader della Cisl - il problema non è quando andare in pensione, ma quanto si prende una volta andatici».

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