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Pescara, 06/05/2026
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Data: 22/08/2008
Testata giornalistica: Il Messaggero
Di Pietro e Udc, le spine di D'Alfonso. L'IdV vuole andar via, il segretario Pd prova a fermarla senza perdere i centristi

PESCARA - Lavori in corso nel Partito democratico, che a fine agosto si affaccia sul centrosinistra e scopre che non c'è più, o quasi. Antonio Di Pietro manda messaggi pesantissimi da Schiavi d'Abruzzo, dice che vuol correre da solo alle regionali, anzi aggregando liste civiche all'Italia dei Valori, che del Pd non ne vuole più sapere «perchè centrodestra e centrosinistra sono uguali, e non vogliamo trovarci alleati di candidati che, poi, i carabinieri si portano via». Sul nodo delle candidature battono pure Rifondazione comunista e Pdci: «Non vogliamo indagati nelle liste, o il Pd farà a meno di alleanze con noi». Sinistra democratica è un po' meno rigida, ma sulle liste al netto degli indagati ugualmente non transige, e poi Gianni Melilla di candidati preconfezionati non vuol saperne, e chiede primarie a gran voce per scegliere il candidato governatore del centrosinistra. La bramatissima Udc manda messaggi contraddittori: Rodolfo De Laurentiis non si sbilancia, ma fa capire che una sua candidatura a governatore a capo di un'alleanza di centrosinistra potrebbe stargli bene, così come un posto nel consiglio d'amministrazione Rai sostenuto dal Pd; Enrico Di Giuseppantonio vuole la presidenza della Provincia di Chieti e spinge per un'intesa con il Pd; ma Carlo Masci si mette di traverso e di guardare a centrosinistra non vuol saperne, e per il momento neanche a centrodestra, visto che ha respinto le offerte di entrambe le coalizioni per la presidenza della Provincia di Pescara; e poi c'è Mario Amicone con un piede dentro e uno fuori dal partito.
Con questo quadro davanti il Pd si muove a passi lenti, per non far fuggire alcuno dei possibili alleati. Anche se Enrico Paolini, il governatore vicario che vede a portata di mano la possibilità di presentarsi alle elezioni di novembre come candidato presidente, qualche passo in più lo fa, più verso gli antichi alleati, Italia dei Valori in testa, che verso l'Udc.
Convinto fautore del passo lento è invece il segretario regionale del Pd, Luciano D'Alfonso, che al ritorno dalle ferie cerca, in un'intervista al TgRai abruzzese, di disinnescare la mina-Di Pietro come già Giovanni Legnini nei giorni scorsi («Con l'IdV governiamo bene e da tempo, ogni decisione che Di Pietro assumerà la valuteremo con attenzione»), manda messaggi incoraggianti all'Udc di De Laurentiis e Di Giuseppantonio, al contrario di Paolini («Di nomi e candidature parleremo dopo, ora bisogna discutere di un possibile progetto comune per ricostruire l'Abruzzo, se l'Udc è interessata esploreremo questo progetto insieme. E l'alleanza con l'Udc non è alternativa a quella con l'IdV»), preme sull'acceleratore delle primarie bloccando in tal modo le autocandidature d'agosto («Le primarie sono necessarie, spero in una bella competizione d'intelligenze che faccia emergere i valori di ognuno e che possa offrire ai cittadini la possibilità di una scelta oculata. E agli elettori potremo parlare dei buoni risultati delle nostre amministrazioni e di quel che intendiamo fare nel futuro»), parla dell'inchiesta che ha mandato in frantumi la Giunta regionale («Auguro a Del Turco di organizzare ricordi e razionalità che gli consentano di dimostrare la sua estraneità ai fatti che gli vengono contestati»). Insomma, D'Alfonso si prepara alla lunga marcia che porterà alle elezioni: sa che non sarà una passeggiata, ed è già qualcosa.





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