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Pescara, 06/05/2026
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Data: 23/08/2008
Testata giornalistica: Il Centro
Federalismo salato per gli abruzzesi. Se passa 169 euro in più di tasse oppure meno servizi ai cittadini

PESCARA. Abruzzo in bilico tra nuove tasse e possibili spiragli per un riequilibrio dei conti. Negli ultimi tempi si rincorrono studi e simulazioni per misurare gli effetti prodotti da un'eventuale riforma federale del fisco. Le ricerche dicono che gli abruzzesi dovranno pagare più tasse per avere gli stessi servizi. La regione spende un miliardo e 100 milioni di euro in più rispetto a quanto riesce a raccogliere attraverso le imposte regionali versate dai cittadini.
La ricerca della Cgia propone un interessante esperimento: fissa la percentuale della copertura di spesa pubblica che ogni regione ottiene attraverso i tributi Irap, Irpef e altre addizionali. Nel caso dell'Abruzzo il dato è del 36,2%, in Molise è del 24,2%, nelle Marche del 42,2%. Traino del Paese è la Lombardia (64,6%) e fanalino di coda la Basilicata (21,6%).
Lo studio ipotizza che ogni regione raggiunga il valore medio nazionale corrispondente al 45,6% di copertura. A quel punto tutti dovrebbero scegliere come agire sul bilancio: potrebbero mettere mano alle tasse o ritoccare la spesa pubblica. Chiaro che ogni regione opererebbe in base ai vincoli imposti dallo stato dei propri conti. L'Abruzzo, afflitto dal disastroso deficit della sanità, si troverebbe dinanzi a una dolorosa alternativa: aumentare le tasse di 169 euro ad ogni suo abitante o ridurre la spesa pro capite di 369 euro, tagliando i servizi e innescando pericolosi meccanismi che minaccerebbero la tenuta occupazionale della regione.
Stando alla ricerca, l'Abruzzo spende un miliardo e 100 milioni di euro in più rispetto a quanto riesce a raccogliere attraverso le tasse regionali. Tra i vicini di casa anche il Molise non se la passa bene, con un passivo di 600 milioni di euro, mentre le Marche pagano 2 miliardi in più rispetto a quanto ricevono. Un quadro non proprio idilliaco per chi, come in Lombardia, versa 100 euro di tasse sapendo che un quarto di quella cifra finanzierà scuole, ospedali e strade di altre zone. Addirittura una beffa quando si scopre che quelle infrastrutture non verranno mai realizzate, finendo nelle tasche dei soliti furbi.
Le regioni virtuose sono solo sette. Le restanti sembrerebbero vivacchiare sulle spalle di quelle più efficienti. La lista nera include tutto il meridione ma anche ampi pezzi di nord: Liguria, Friuli Venezia Giulia, Valle d'Aosta, Umbria e province autonome del Trentino. E' dunque sfatato il luogo comune del mezzogiorno scroccone, visto che pure il settentrione non appare immune da problemi di carattere economico e di cattiva amministrazione.
La simulazione commissionata dall'associazione mestrina è l'incarnazione del principio del federalismo fiscale forte, privo di meccanismi perequativi e di paracaduti per le zone in ritardo. Un'eventualità solo teorica che se messa in pratica condurrebbe alla bancarotta molte regioni del Paese. La ricerca è comunque indicativa delle condizioni critiche in cui versa l'Abruzzo.
Lo studio della Cgia ritrae una regione non autosufficiente e ancora dipendente dagli aiuti della parte più ricca del Paese. Le associazioni di categoria, in particolare Confcommercio e Confesercenti, prevedono uno scenario a tinte ancora più fosche. Le avvisaglie, sostengono, sono nel crollo dei consumi (-5,6% il pane; -2,9% la pasta; -4,9% l'abbigliamento), nell'aumento dei prezzi (+2,9% nella grande distribuzione; +4% nel settore alimentare della Gdo) e nella crisi dei settori produttivi.

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