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Pescara, 06/05/2026
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Data: 23/08/2008
Testata giornalistica: Il Centro
Regione, ora serve un rinnovamento vero di Gianni Teodoro (*)

Stabilita (giustamente) la data delle elezioni regionali al prossimo 30 novembre, sventate le manovre dilatorie di alcuni consiglieri del centro sinistra e del loro segretario regionale e preso atto della a dir poco drammatica situazione venutasi a creare a seguito degli arresti per le presunte tangenti che, secondo l'ipotesi d'accusa, sarebbero state elargite ad alcuni componenti della Giunta Regionale, la questione morale irrompe ormai fragorosamente nel dibattito politico ed elettorale.
Limitandomi a definire disagi quelli che sembrano invece danni gravissimi inferti all'immagine onesta e laboriosa dell'Abruzzo (tristemente assurto agli onori delle cronache giudiziarie nazionali), non posso non osservare come gli ultimi avvenimenti giudiziari non siano privi di riflessi negativi sulla economia abruzzese, a causa dello scioglimento della Assemblea legislativa e della decadenza dell'organo di governo regionale, che rende incapace qualsiasi seria programmazione politica di rilancio degli investimenti e di sviluppo della occupazione, così tanto importanti per una Regione che, come l'Abruzzo, era orgogliosa di aver saputo intraprendere negli anni uno sviluppo virtuoso e che, da piccola regione del mezzogiorno, era divenuta modello di sviluppo per le altre regioni d'Italia. Merito di una classe politica che aveva idee, programmi ed uomini onesti in grado di curare gli interessi dell'Abruzzo e degli abruzzesi.
Per questo i partiti e le forze politiche di ogni schieramento hanno oggi il dovere morale di promuovere il rinnovo della loro classe dirigente, affidandosi a persone che, oltre alla dimostrata capacità amministrativa e programmatica, siano integerrime e che non siano state coinvolte in inchieste giudiziarie per ipotesi di reato in danno della pubblica amministrazione, poiché un uomo politico che intende amministrare la cosa pubblica e gestire pubblico danaro deve essere, come la moglie di Cesare, al di sopra di ogni sospetto.
E sul punto, osservo che mentre a livello regionale i rappresentanti dell'Italia dei Valori hanno fatto seguire alle parole i fatti, visto che, proprio in nome dei valori morali sono usciti dalla Giunta regionale di centro sinistra e, di conseguenza, dalla stessa maggioranza, al Comune di Pescara, invece, i rappresentanti di quello stesso partito che fa capo ad Antonio Di Pietro continuano a permanere nella maggioranza che sorregge una Giunta guidata da un Sindaco, che è anche segretario regionale del partito democratico, che risulta indagato per avere commesso - secondo l'ipotesi formulata a suo carico dalla Procura della Repubblica di Pescara - gravi reati in danno della pubblica amministrazione, come la corruzione, la concussione e la truffa aggravata.
Occorre, dunque, passare dalle parole ai fatti.
E proprio per questo l'impegno è rivolto sin d'ora a convogliare nel progetto politico del centrodestra abruzzese non solo quanti sono attivamente impegnati nei vari livelli amministrativi e di governo degli enti locali, ma anche coloro che hanno da sempre invocato il vero rinnovamento della vita politica all'interno dei partiti, oltre, naturalmente, gli amici che sono radicati sul territorio con un fortissimo consenso e che rappresentano un patrimonio di energie e di risorse intellettuali e ideali al fine di affrontare con competenza e determinazione i gravi problemi che affliggono la gente comune, quella che, con onestà e laboriosità, paga onerose tasse e balzelli e che, pur tirando la cinghia, non ce la fa ad arrivare alla fine del mese.
Proprio la drammatica situazione venutasi a creare a livello regionale e locale mi induce ad invitare gli abruzzesi ad una profonda riflessione sulle parole con cui Giacomo Leopardi nel 1818 pianse la rovina dell'Italia: "O patria mia, vedo le mura e gli archi. E le colonne e i simulacri e l'erme Torri degli avi nostri. Ma la gloria non vedo. Non vedo il lauro e il ferro ond'eran carchi I nostri padri antichi. Or fatta inerme. Nuda la fronte e nudo il petto mostri. Oimè quante ferite. Che lividor, che sangue! Oh qual ti veggio, Formosissima donna! Io chiedo al cielo E al mondo: dite dite; Chi la ridusse a tale?".
Auguro sia a me stesso che ai cittadini di Pescara e dell'Abruzzo che le parole del Leopardi possano tramutarsi in un inno di riscatto.

(*) presidente gruppo consiliare "Lista Teodoro" al Comune di Pescara

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