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Data: 25/08/2008
Testata giornalistica: Il Centro
Il posto dell'Udc è nell'area di centrodestra di Carlo Masci (*)

In questi giorni tiene banco sulla stampa un ipotetico accordo tra Udc e Pd per le regionali sostenuto dai tavoli romani.
Ovviamente in politica non bisogna mai dire mai, però non si può neanche sorvolare sul fatto che un partito è composto da uomini che si confrontano su idee giudicate dagli elettori attraverso il voto.
Orbene, non c'è dubbio che il Pd ha avuto modo, in Abruzzo, di dimostrare al corpo elettorale la sua capacità di gestione della res publica con risultati sconfortanti a tutti i livelli. Non mi riferisco soltanto all'esperienza regionale che tutti conosciamo, ma anche ai tanti Enti locali travolti da indagini di ogni genere per l'avventurismo amministrativo che li ha contraddistinti, oltre alle innumerevoli catastrofiche società di gestione dei servizi pubblici caratterizzate da un'invadenza politica inarrestabile, da una clientela sfrenata e dall'assoluta incapacità di trovare il giusto equilibrio tra qualità dei servizi e costi per la collettività.

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Il Pd, inoltre, nella quasi totalità delle realtà sopra richiamate è il capofila (per rendere meglio l'idea in diritto societario verrebbe definito socio di maggioranza e di riferimento) di un'aggregazione di forze di centro-sinistra che, a parole, non fanno altro che stigmatizzare i comportamenti "border line" del primo, cercando di addossargli tutte le responsabilità di una politica rivelatasi fallimentare, ma, in concreto, sono corresponsabili (quanto meno per culpa in vigilando) della deriva anti-etica delle nostre amministrazioni pubbliche.
E' vero che anche il centro-destra non è immune da colpe, non identificate però con un sistema di potere ma circoscritte a responsabilità personali, per le quali, tra l'altro, è stato pesantemente punito dall'elettorato con la sonora sconfitta alle regionali del 2005. Chi scrive tre anni fa è rimasto volutamente fuori dalla competizione perché dietro i bei discorsi non vedeva una reale spinta al rinnovamento, invece oggi il cambiamento radicale di rotta è diventato imprescindibile per tirare fuori l'Abruzzo dal burrone in cui è precipitato. Il Pd insegue l'Udc perché si rende conto che quell'alleanza gli permetterebbe di rifarsi il lifting, ma il breve tempo a disposizione servirebbe soltanto per un maquillage superficiale mentre nella situazione data occorrerebbe il bisturi per recidere in profondità le sacche di negatività amministrativa sviluppatesi su tutto il territorio. Dove sono i mea culpa e gli esami di coscienza nelle realtà finite sotto la lente d'ingrandimento della Magistratura per i loro comportamenti "superficiali"? L'Abruzzo ha bisogno di una nuova classe dirigente libera da condizionamenti in tutti i sensi, che abbia la forza, sappia e, soprattutto, voglia aggredire quel sottobosco di potere clientelare parassitario che ha soffocato lo sviluppo economico.
L'Udc potrà svolgere in questo contesto un ruolo determinante, potendo contare su una classe dirigente nuova cresciuta attraverso esperienze amministrative positive.
Se il Pdl avrà imparato la lezione delle troppe elezioni perse - per non avere saputo o voluto fare squadra e per rincorrere le paure, le ambizioni o gli interessi dei singoli - ed avrà la capacità di definire alleanze che diano dignità politica ai soggetti partecipanti sulla base di un programma che sappia coniugare rigore e sviluppo portato avanti da persone inattaccabili dal punto di vista etico, morale e della competenza, l'Udc non potrà esimersi dall'accettare la sfida e dovrà essere all'interno di quella coalizione il riferimento dell'area cattolica che privilegia la sussidiarieta' e la dottrina sociale della chiesa. Solo così si avvierà in Abruzzo una stagione di rinnovamento che in tempi brevi interesserà anche tutte le realta' locali, a cominciare dalle Province.

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Se, invece, il Pdl, pensando di vincere sulle disgrazie altrui, ragionasse in termini di autosufficienza senza riflettere sulla necessità di alleanze strategiche di medio periodo, l'Abruzzo vivrà un altro periodo di transizione nebuloso in cui il cambio delle teste al timone di comando sarà solo di facciata ma non di contenuti. Per tutti è il momento della responsabilità, della riflessione e del coraggio.

*segretario provinciale Udc Pescara

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