«Aspettiamo l'annunciata convocazione per l'apertura del confronto. Fino a oggi il sindacato è stato all'oscuro di quanto si sta decidendo su Alitalia». A dirlo è il segretario generale della Filt Cgil, Franco Nasso: «Non siamo disponibili a discutere solo degli effetti sul lavoro, accettando a scatola chiusa le conseguenze di un piano industriale di cui leggiamo solo sui giornali, pretendiamo chiarezza e il necessario confronto». Per il leader della Filt, «non è chiaro il dimensionamento aziendale della nuova Alitalia e in altre parole non si sa niente di che tipo di azienda si tratterà: un vettore leggero e limitato all'attività di fideraggio per una compagnia europea o un'azienda di trasporto aereo completa e capace di stare sul mercato con servizi di volo e di terra». Di conseguenza, sottolinea Nasso, «non è chiaro l'impatto sul lavoro che, a quanto si legge, potrebbe avere dimensioni non governabili anche con gli annunciati interventi legislativi a sostegno». Su questo tema secondo il sindacalista «non sono per nulla rassicuranti le dichiarazioni degli esponenti di governo che sembrano trascurare la complessità della realtà occupazionale del gruppo e dell'indotto in tutto il territorio nazionale». Per Nasso «molti degli interessati sono dentro la discussione e dentro le scelte». Invece, sostiene infine il segretario generale della Filt, «sono completamente all'oscuro i lavoratori e i contribuenti, ai quali sembrerebbe si stia per presentare un conto salatissimo di un'operazione che, se confermata, non potrà che avere una ferma risposta del sindacato».
ALITALIA: ROSSI (FILT), PRIORITARIO IL PIANO D'IMPRESA
«Se pensano di rassicurare il sindacato con una semplice convocazione al ministero del Lavoro solo per parlare di esuberi, si sbagliano di grosso». A dirlo è Mauro Rossi, segretario nazionale della Filt Cgil, responsabile del trasporto aereo, parlando di Alitalia in un'intervista a Rassegna Sindacale: «Siamo alle solite. Per noi va malissimo, per il fatto che finora siamo stati tenuti fuori dalla vicenda. A questo punto, è urgentissima la convocazione a Palazzo Chigi. Di sicuro, risulta evidente che se Berlusconi a suo tempo ha ostacolato la trattativa con Air France, che proponeva un piano di sacrifici, filosofia che poi ha fatto naufragare anche la trattativa col sindacato, oggi invece lo stesso Berlusconi straparla di esuberi senza un piano d'impresa». Aggiunge poi il dirigente sindacale: «Per questo noi chiediamo, in primo luogo, un piano d'impresa e un confronto su di esso. Solo allora capiremo quanto e quale lavoro è necessario e quanti e quali lavoratori serviranno. Dovrà essere un negoziato sui contenuti, di carattere industriale». Quanto alla composizione della cordata dei nuovi investitori, «stupisce - conclude Rossi - che si tratta di tutti concessionari, e non sembra un gruppo d'imprenditori che ha avuto l'idea di occuparsi di trasporto aereo. Appare piuttosto un insieme di persone chiamate dalla Presidenza del Consiglio per risolvere la faccenda, magari per ottenere una qualche contropartita in cambio».