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Data: 28/08/2008
Testata giornalistica: Il Centro
Nuova Alitalia, scontro sugli esuberi. Il Pd denuncia il bluff «I costi sociali saranno altissimi e saranno scaricati sui contribuenti» Altolà della Cgil. Matteoli: «Non lasceremo nessuno per strada». Andranno alle Poste?

ROMA. Il governo spande rassicurazioni a profusione, ma non riesce a far tacere l'allarme su uno dei nodi più spinosi della partita Alitalia, quello dei cosiddetti esuberi. In altre parole, sui lavoratori (circa settemila) che rischiano di perdere il posto. «Non vogliamo lasciare nessuno in mezzo a una strada», ha assicurato ieri il ministro dei Trasporti, Altero Matteoli (nella foto).
Per raggiungere questo obiettivo, il ministro promette che ci saranno «ammortizzatori sociali forti» e conferma che resta «un'ipotesi percorribile» anche quella di ricollocare i lavoratori in esubero in altre amministrazioni pubbliche (si è parlato di Poste, Demanio e Agenzia delle Entrate). Promesse che però non tranquillizzano affatto nè il sindacato nè il Pd secondo cui quello del governo è un bluff, una soluzione a costi molto più alti rispetto all'accordo con Air France che Berlusconi ha fatto saltare. Un giudizio condiviso anche dal segretario di Rifondazione Paolo Ferrero. Con l'alta probabilità, avverte Enrico Letta, che gli alti costi dell'operazione vengano scaricati sui contribuenti.
«Il governo non intende salvare l'Alitalia lasciando per strada migliaia di lavoratori», ha detto Matteoli. Il ministro non si sbilancia sul numero di esuberi («sarebbe assurdo dirlo oggi perché ci deve essere il confronto con i sindacati») e neanche sulle ipotesi concrete («è tutto da decidere»). «Faremo di tutto - assicura però - perché nessuno resti a piedi con la ricollocazione o ammortizzatori sociali forti che permettano loro di affrontare il futuro con un minimo di serenità». In ogni caso, ci tiene a sottolineare, «Tremonti, Scajola e io abbiamo lavorato sull'Alitalia sotto la totale regia di Berlusconi».
Non c'è proprio niente da esultare però secondo Emma Bonino: «Negavano il commissariamento e si sta andando dritti al commissariamento; negavano l'applicazione della legge Marzano e si sta andando a un restyling alla grande di quella legge; negavano esuberi superiori a quelli negoziati con Air France e si sta andano al loro raddoppio». Se poi il governo pensa davvero «di ricollocare piloti o tecnici aeronautici alle Poste o al Demanio, allora il livello di demagogia ha superato i limiti».
Ma la risposta più scettica il governo la riceve dai sindacati. Se pensano di venire a parlare solo di esuberi si sbagliano, avverte il segretario della Filt Cgil Franco Nasso. «Non è chiaro il dimensionamento aziendale della nuova Alitalia e in altre parole non si sa niente di che tipo di azienda si tratterà». Per accettare la medicina amara di tagli così forti al personale, il sindacato chiede insomma garanzie certe sul futuro dell'azienda. In caso contrario, avverte, un'operazione che si annuncia con un conto «salatissimo» per i lavoratori e i contribuenti «non potrà che avere una ferma risposta dal sindacato».
Nasso sottolinea infatti che «non sono per nulla rassicuranti le dichiarazioni degli esponenti di governo» che mostrano di non capire la «complessità» della realtà occupazionale. E a spiegare il concetto è il segretario della Cgil dei servizi, Graziano Benedetti: alle Poste, ricorda, il 10 luglio è stato firmato un accordo per assorbire 10mila precari che hanno rinunciato a fare ricorso. Se entrassero piloti e stewart, la loro assunzione sarebbe a rischio. Se fosse così, «ci metteremmo di traverso».

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