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Data: 29/08/2008
Testata giornalistica: Il Centro
Il governo vara il piano: nasce la nuova Alitalia. Parigi parteciperà con 100 milioni. Sospese le norme anti trust, indennizzi agli azionisti

Arriva il commissario: i debiti allo Stato, la polpa ai privati. Air France entra nella newcom. Cyrill Spinetta sarà il partner internazionale, spende meno e ottiene lo stesso risultato

ROMA. Adesso Alitalia può fallire in santa pace. Se i risparmiatori ne avranno danno ci penserà lo Stato a risarcirli così come i creditori. Per i lavoratori è un'altra storia ma si intravede una lunga vertenza. Il consiglio dei ministri ha approvato ieri il decreto di modifica della legge Marzano, a suo tempo scritta per il crac Parmalat.
La situazione di Alitalia, se possibile, è talmente peggiore da richiedere decisioni eccezionali, interventi di finanza creativa e anche qualche colpo di scena internazionale.
Fuori qualche migliaio di lavoratori, dentro un commissario straordinario. Sul mercato il buono, allo Stato i debiti. Il piano Alitalia, come si intravede dalle decisioni prese a Palazzo Chigi sulla legge Marzano, non si distanzia molto da quanto sussurrato in questi giorni. Certo, i dettagli ancora non si conoscono. Ma a grandi linee la cura dimagrante prevista per la compagnia aerea italiana e affidata al commissario straodinario Augusto Fantozzi leva le castagne dal fuoco a parecchi. A cominciare, e qui sta il comico della faccenda, da Air France, tornata in campo.
I francesi, fuggiti da via della Magliana dopo le levate di scudi della primavera scorsa, quando volevano tagliare un po' di rotte e mandare a casa nel tempo 2600 lavoratori, ricompaiono come diciassettesimo socio della Compagnia aerea italiana. Sono disposti a metterci 100 milioni di euro e a garantire un accordo di partnership con la nuova Alitalia. Per il numero uno di Air France Klm, Jean Cyril Spinetta, è l'affare del secolo, spende meno e ottiene lo stesso risultato.
Quello sul quale puntano tutti, cordata, governo e francesi, è la dote di Alitalia, un corredo composto di aerei, rotte e contratti di manutenzione tutt'altro che in crisi. Sarà venduto, secondo il decreto a trattativa privata e a prezzi di mercato, fatta salva una perizia. Traduzione, se lo comprerà la Compagnia aerea italiana e i prezzi di mercato saranno ricavati, c'è da scommetterci, dalla comparazione con le contestuali dismissioni di AirOne.
Perché il piano, stringi stringi, è questo: una sola azienda dei cieli in Italia, prendendo il buono di qua e di là. Niente scorporo di Alitalia in due società ma un de profundis a vantaggio del nuovo, ecco spiegato perché il piano si chiama Fenice. La Compagnia aerea italiana acquisterebbe gli asset strategici di Alitalia e quelli dei AirOne, pagando in questo modo anche i debiti di Carlo Toto verso le banche, a cominciare da Intesa SanPaolo, grande architetto dell'operazione. Tutto corretto? Piacerà all'Europa?
A Palazzo Chigi non devono esserne molto convinti visto che il provvedimento approvato ieri prevede anche una parziale e temporanea sospensione di alcune normative antitrust. L'esistenza di una sola compagnia in Italia che di fatto avrebbe il monopolio di rotte fruttuose come la Fiumicino Linate, o meglio Roma Milano, potrebbe togliere sonni tranquilli alle società aeree di tutta Europa, già sul piede di guerra per il prestito di 300 milioni di euro, concesso un paio di mesi fa e messo a patrimonio. Per inciso, significa che il Tesoro non vedrà indietro una lira e dunque lo avranno pagato i contribuenti.
Quanto a pagare, c'è un altro aspetto quasi comico nelle decisioni di ieri. Il governo si è impegnato a tutelare i risparmiatori che dopo la vendita dei beni migliori di Alitalia rischiano di trovarsi in mano carta straccia. Il divertente è come. Attingendo, ha pensato Giulio Tremonti, ministro dell'Economia, al fondo di garanzia istituito anche quello ai tempi di Parmalat e alimentato dai cosidetti «conti dormienti». Si tratta dei conti con depositi superiori a cento euro che negli ultimi dieci anni non sono stati toccati dagli intestatari o dagli eredi. Nel gergo del bancario comune i cosidetti «conti di nonno». Insomma, i cittadini risparmiatori si risarciranno da soli. Dettagli e furbizie da finanza creativa a parte, ieri è stata una gran giornata per gli imprenditori che hanno aderito alla Compagnia aerea italiana. La borsa ha premiato i titoli che fanno loro capo, tanto che le azioni Immsi, Colaninno, hanno guadagnato un 12,49% dopo continui eccessi di rialzo. L'ottimismo è esploso dopo che in mattinata il consiglio d'amministrazione della Immsi aveva ratificato la decisione di entrare nella Compagnia, approvato la presidenza affidata a Colaninno e deciso un investimento di 150 milioni.

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