Preoccupazioni per Fiumicino: netto taglio alle destinazioni, da 120 si scende a 45
ROMA. Settemila per sette anni. Sembra una maledizione biblica, invece altro non sono che i numeri, non giocabili all'Enalotto data la consistenza delle cifre, della crisi Alitalia dopo la cura Corrado Passera - Roberto Colaninno - Augusto Fantozzi. Sette anni perché settemila persone impegnati in settori oggi considerati non strategici possano lungo questo periodo o andarsene in pensione o ritrovare lavoro dopo essere transitati per gli istituti di ammortizzazione sociale, cioè cassa integrazione e mobilità.
«Sanno le lingue, sono colti, possono rivolgersi alle aziende private», questa la sentanza del ministro della Funzione Pubblica Renato Brunetta a chi avanzava l'ipotesi di un salvataggio pubblico dei lavoratori utilizzando Poste, Agenzia del demanio e Agenzia delle entrate. Così non sarà anche perché la soluzione Poste aveva inquietato assai i sindacati, confederali e di categoria, già alle prese con il riassorbimento del precarito nell'azienda monopolista di viale Europa. Duecimila precari delle Poste, infatti, sono in attesa di assunzione dopo aver fatto azione di desistenza rispetto le loro cause di lavoro.
All'industria privata, magari con qualche spinta dello Stato, guarda anche il ministro Lorenzo Sacconi. Secondo Sacconi i lavoratori di Alitalia non dovrebbero avere difficoltà o a essere ricollocati in settori economici affini (treni? agenzie di viaggio? il ministro non è stato chiaro) o a rientrare nel Programma Pari, progetto dei ministeri del Lavoro, della Salute e delle Politiche sociali per rioccupare i lavoratori in mobilità. Sacconi ha convocato i sindacati per lunedì prossimo, alle 18,30, con l'intenzione di cominciare a discutere di tagli e reimpieghi.
Non è detto che l'incontro si faccia. Tutti, confederali e autonomi, considerano inaccettabile il numero degli esuberi, vogliono discutere della questione con il premier Silvio Berlusconi e affrontare l'intero piano - che oggi il consiglio di amministrazione di Alitalia dovrebbe esaminare - per discuterne la congruità e le ricadute sul territorio. Ricadute che stanno preoccupando assai il sindaco di Roma Gianni Alemanno come in passato hanno preoccupato prima Francesco Rutelli e dopo Walter Veltroni ma anche l'ex governatore Francesco Storace. In ballo anche il ruolo di Fiumicini che registra un netto crollo delle destinazioni che dalle attuali 120 scenderanno a 44. Preoccupazione anche a Milano da dove il presidente della Provincia, il diessino Filippo Penati, ha chiesto già da un paio di giorni la convocazione del Tavolo per Milano, tanto per chiarire i destini di Linate oltre che di Malpensa.
Sul piede di guerra anche i sindacati del trasporto aereo. I piloti dell'Anpac hanno diffuso una nota per respingere le ipotesi ventilate in questi giorni. Non accetterano tagli in busta paga sostenendo di essere i peggio retribuiti del trasporto aereo europeo. L'ANpac minaccia un confronto durissimo, con l'intenzione di fare piazza pulita una volta per tutte dei rospo ingoiata in questi anni. Le politiche di liberalizzazione non governata avrebbero condotto, secondo i piloti, al «rischio di ridurre la compagnia di bandiara del Paese a un piccolo vettore non in grado di garantire la giusta mobilità e le relative opportunità ai cittadini».