PESCARA. C'era una volta la pensione, che serviva a godere del meritato riposo, dopo una vita di lavoro e fatica. Di certo non è più così per molti abruzzesi. I dati dell'Inps evidenziano che i 437.399 pensionati della regione mediamente vivono con 538 euro a testa; 163 euro in meno rispetto alla media nazionale che è di 702 euro. Valori che collocano l'Abruzzo tra le ultime quattro regioni del Paese. Anche gli importi delle pensioni da lavoro dipendente sono un fragoroso campanello d'allarme: in Italia ammontano mediamente a 1.037 euro, in Abruzzo si fermano a 817 euro.
Le condizioni dei pensionati abruzzesi appaiono ancora più critiche se si prendono in esame le classi di importo. Nell'elaborazione della Cgil su dati Inps, il 65% percepisce meno di 500 euro, il 90,5% è sotto i 1.000 euro e solo il 9,5% supera i 1.000 euro. La media nazionale conta il 47% dei pensionati nella prima classe, l'80,8% nella seconda e il 19% nella terza. Nella regione le retribuzioni pensionistiche sono dunque fortemente livellate verso il basso, mentre il resto del Paese sperimenta condizioni meno estreme. Gli abruzzesi che vivono con pensioni al di sotto dei 1.000 euro sono 395.465. Tra questi ben 284.609 ricevono meno di 500 euro. Sono appena 42.610 ad andare oltre il migliaio di euro mensili.
«E'una situazione di povertà diffusa, nella quale l'inflazione percepita è più alta, dal momento che i pensionati tendono ad accedere soltanto ai beni di prima necessità», dice Mimì D'Aurora, segretario regionale dello Spi-Cgil, «per questo occorre rivedere i panieri per il calcolo dell'inflazione, che va contrastata contenendo i prezzi e incrementando le pensioni». Per D'Aurora è ormai ineludibile un intervento mirato, a tutela delle fasce più deboli e dei pensionati in particolare. «Chiediamo di introdurre tariffe sociali per reddito ed età, ad esempio nei trasporti», suggerisce, «la Regione ha stanziato un milione di euro per consentire alle forze dell'ordine di viaggiare gratuitamente sui mezzi pubblici. Un privilegio assurdo che poteva essere concesso a chi ha davvero bisogno». Per il segretario dello Spi-Cgil una misura utile sarebbe invece l'immediata attuazione, in tutto l'Abruzzo, del protocollo d'intesa siglato recentemente tra sindacati e Anci: «Prevede la contrattazione con i comuni di una serie di riduzioni su tariffe e servizi».
Sulle condizioni di vita dei pensionati pesa anche l'andamento generale dell'economia. Il Pil non cresce, l'inflazione galoppa al 4% e i prezzi sono aumentati del 6,1% (con punte del 25% per gli alimenti). Tra le conseguenze più immediate il crollo dei consumi. Inoltre le associazioni dei consumatori stimano che una stangata di 600 euro annue si abbatterà sugli italiani per scuola, luce e gas. Alle difficoltà del Paese si sommano le specificità abruzzesi. «Già paghiamo le addizionali Irpef più alte, mentre si spera di evitare nuove tasse frutto del deficit della sanità», sottolinea D'Aurora, «inoltre paghiamo i ticket per i farmaci e quasi sicuramente nel 2009 pagheremo anche quelli sulla specialistica, dato che la Regione non avrà fondi propri per coprire i tagli del Governo».
Saranno proprio i pensionati, secondo il sindacalista, i più colpiti dal vento di crisi che soffia sull'Abruzzo. «Il tessuto sociale della regione è più esposto che altrove al peggioramento delle condizioni di vita», afferma, «il reddito medio pro capite è inferiore del 2,1% rispetto alla media nazionale. Un dato che contiene fenomeni di marginalità socio economica come quelli dei piccoli comuni, dove oltre il 50% della popolazione è composta da anziani». Tuttavia per D'Aurora la situazione dei pensionati abruzzesi resta la più drammatica. «Hanno entrate a livelli di sopravvivenza e ogni variazione peggiorativa non può che risultare traumatica», conclude.