L'analisi di Carlo Masci è viziata da un'impostazione strabica che vede a sinistra il sistema del «male» e a destra solo «deviazioni personali». Esulo dalle responsabilità penali, che sono sempre personali e da accertare, per concentrarmi sulla questione politica più importante: il rapporto opaco e illegale tra pezzi del sistema politico e imprenditoriale in un campo delicato come la sanità privata.
La Fira (una Spa della Regione Abruzzo) vede il suo presidente e vicepresidente, nominati dalla giunta di centrodestra (An, Fi, Udc), accusati insieme all'allora assessore alla sanità (Fi, poi Udc) e al direttore generale della Asl di Chieti (Fi). Da lì nasce l'attuale inchiesta che, secondo l'accusa, si alimenta successivamente di ulteriori illeciti penali che coinvolgono il Pd e l'attuale giunta regionale.
Non ho capito pertanto come Carlo Masci ignori il contesto politico di centrodestra in cui nasce la prima cartolarizzazione. Ma per allargare meglio l'orizzonte vorrei evidenziare che la passata giunta regionale è coinvolta in altre gravi inchieste penali, con esponenti di primo piano di Fi, An, Udc, per i quali vale ovviamente il principio della presunzione di innocenza. Penso delle inchieste sui finanziamenti Docup, sui capannoni industriali, sul turismo a Roccaraso, sull'acquisto dei mezzi pubblici della Sangritana, sulla riorganizzazione degli impianti di distribuzione del gas.
In questo caso molte rondini potrebbero fare primavera, ma mi auguro di no. Allargando lo sguardo all'Italia riconosciamo la gravità del degrado politico e civile del nostro paese con un intreccio eversivo di corruzione, grande criminalità (mafia, camorra,'ndrangheta, sacra corona unita che occupano interi territori e fatturano molto più della Fiat) e asservimento della politica ad interessi personali con la demolizione dello stato di diritto e della costituzione repubblicana. Questa miscela ci trascina lentamente fuori della democrazia, in un regime nuovo, per il quali gli storici dovranno trovare un aggettivo appropriato. Berlusconi ha un grande consenso e conosce «l'arte di vincere senza avere ragione» usando una bella espressione dello scrittore senegalese Cheick Homidou Kane. Ha sviluppato una politica di contrasto all'azione della magistratura e alla sua indipendenza che ha alimentato un pregiudizio sui controlli di legalità. Diventa per questo grottesco e incredibile una posizione giustizialista del centrodestra abruzzese.
Ma torniamo all'Abruzzo. Chi scrive ha condotto una battaglia nei Ds sino all'ultimo congresso contro chi abbassava con i suoi comportamenti clientelari la guardia rispetto alla vigilanza e alla prevenzione di ogni rapporto anomalo tra politica ed economia. Ho lottato contro le degenerazioni di spa e aziende pubbliche in mano ai vertici dei partiti, che al posto di tutelare beni pubblici primari pensavano a sistemare in quelle società persone che poi sarebbero tornate utili nelle campagne elettorali. Per me il partito è un mezzo e non un fine. Dopo trent'anni nel Pci-Pds-Ds sono rimasto dove sono sempre stato: a sinistra.
Nella penultima legislatura regionale il centrodestra non ha fatto niente per contrastare questo fenomeno. In questa legislatura si è provato a farlo abolendo i consigli di amministrazione di Arssa e Aptr, riducendo gli Ato da 6 a 1, le Asl da 6 a 4. E vi erano altre proposte di riduzione per i consorzi industriali, i consorzi di bonifica, gli Ater. E anche sulla sanità sono state approvate dal consiglio regionale leggi importanti a partire dal terzo piano sanitario regionale e dal taglio delle risorse destinate alla sanità privata.
Il lavoro positivo che abbiamo fatto lo rivendico e da esso dobbiamo ripartire per fare di più, molto di più. E non possiamo dimenticare che abbiamo operato sotto la spada di Damocle di uno spaventoso debito sanitario ereditato dalla giunta Pace e dai suoi cinque assessori regionali alla sanità, tutti di Forza Italia.
Dunque ragioniamo insieme e seriamente su cosa serve all'Abruzzo. Senza strumentalizzare vicende che nascono col centrodestra e i cui sviluppi, secondo quanto dice Taormina, sono ancora imprevedibili.
(*)coordinatore regionale Sinistra democratica