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Pescara, 17/06/2026
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Data: 29/08/2008
Testata giornalistica: Il Messaggero
In Abruzzo le pensioni sono più basse. D'Aurora (Cgil): «Ogni mese 163 euro in meno rispetto alla media nazionale»


PESCARA - Dura la vita dei pensionati. Caro-benzina, inflazione alle stelle, diventa un problema mettere insieme il pranzo con la cena per non parlare delle salatissime bollette di acqua, luce e gas. Lo sanno bene i 437.399 pensionati abruzzesi che devono fare i conti con un assegno medio da fame: appena 538,58 euro mensili. Lo studio è della Cgil, che ha elaborato i dati Inps del 2008: numeri e cifre, dunque, sono ufficiali. «In Abruzzo l'importo medio mensile è di 163 euro in meno rispetto alla media nazionale -attacca Mimì D'Aurora, segretario regionale della Cgil Pensionati-, 538 euro contro 702: un dato che ci colloca fra le ultime quattro regioni italiane».
Il divario, però, aumenta ulteriormente analizzando altri dati. «La differenza diventa di 220 euro con le pensioni da lavoro dipendente -aggiunge D'Aurora-, si passa dagli 817 euro dell'Abruzzo ai 1.037 del resto d'Italia. Ma il dato più significativo è costituito dalle classi di importo: il 65% dei pensionati percepisce meno di 500 euro mentre il 90,5% è sotto i mille contro, rispettivamente, il 47% e 80,8% dell'Italia». Insomma, c'è poco da stare allegri. Si tratta di una situazione di povertà diffusa nella quale l'inflazione percepita è molto più alta perché si concentra solo su beni di prima necessità.
«E' evidente l'esigenza -suggerisce D'Aurora- di mettere in atto, all'interno di un'azione più generale di lotta all'inflazione e di contenimento di prezzi e tariffe, elementi di tutela delle fasce più deboli». L'idea del sindacato è quella di introdurre, ovunque possibile, tariffe sociali per reddito ed età, ad esempio i trasporti gratuiti per gli ultra sessantacinquenni come accade in Alto Adige, iniziativa che sarà concreta solo quando si darà attuazione, in tutti i Comuni, al Protocollo d'intesa siglato recentemente fra organizzazioni sindacali e l'Anci, l'associazione dei Comuni italiani.
A preocupare, oltre le pensioni basse, ci sono altri problemi sui quali la Cgil ha puntato il dito. «La prospettiva del dopo-ferie in Abruzzo è piena di problemi e densa di incognite - prosegue D'Aurora- Al quadro a tinte fosche disegnato dall'andamento generale dell'economia si sommano le specificità abruzzesi. La situazione è nota. Si registra una crescita del Pil bloccata sullo zero». I numeri parlano chiaro: l'inflazione che riprende a galoppare oltre il 4%, c'è un incremento del 6,1% di prezzi che sulla spesa quotidiana e che sui prodotti alimentari registrano aumenti che sfiorano il 25%, come la pasta, assolutamente ingiustificati, perché ad essi non corrisponde un incremento dei costi delle materie prime che anzi sono scesi, mentre generalmente dal produttore alla tavola i prodotti agroalimentari crescono quasi del 500%.
«I primi effetti si evidenziano col netto calo dei consumi -aggiunge D'Aurora- Le associazioni dei consumatori hanno quantificato in circa 600 euro in più all'anno la stangata che si abbatterà sulle famiglie italiane, per aumenti relativi a scuola, servizi e alimentari». Significativo, infatti, è il calo dei consumi registrati negli ultimi mesi persino sui prodotti alimentari. «Il reddito medio pro capite di 2,1% in meno della media nazionale per il 2007 -sottolinea il segretario regionale della Cgil Pensionati- è un indicatore importante. Dentro quel dato ci sono specificità come la marginalità socio economica dei piccoli comuni e delle aree montane, quella della precarietà del lavoro e, in particolare, la situazione dei pensionati che sono tra i più poveri d'Italia».


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