Per quelli abruzzesi l'autunno si presenta ancora più difficile. Secondo i dati dell'Inps, analizzati ed elaborati dalla Cgil Abruzzo, l'importo medio mensile delle pensioni erogate nella nostra regione è uno dei più bassi in Italia e, dunque, il peso dell'inflazione è ancora più grave. Le pensioni in erogazione nel 2008 in Abruzzo sono 437.399, con un importo medio inferiore di 163 euro al mese alla media nazionale (538 euro contro 702 euro). Un dato che ci colloca fra le ultime quattro regioni d'Italia. La differenza diventa di 220 euro per le pensioni da lavoro dipendente (817 euro contro 1.037 euro). «Ma il dato più significativo - sottolinea Mimì D'Aurora della segreteria regionale della Cgil - è costituito dalle classi di importo: il 65% dei pensionati percepisce meno di 500 euro, mentre il 90,5% è sotto i 1.000 euro (contro rispettivamente il 47% e l'80,8% della media italiana). Si tratta di una situazione di povertà diffusa nella quale l'inflazione percepita è molto più alta perché si concentra solo su beni di prima necessità». A un quadro già difficile si sommano le specificità abruzzesi: «Si registra una crescita del Pil bloccata sullo zero - ricorda D'Aurora, storico segretario regionale dei pensionati della Cgil -, un'inflazione che riprende a galoppare oltre il 4%, un incremento del 6,1% di prezzi sulla spesa quotidiana. Sui prodotti alimentari, come la pasta, si registrano aumenti assolutamente ingiustificati che sfiorano il 25%, perché a essi non corrisponde un incremento dei costi delle materie prime che anzi sono scesi, mentre dal produttore alla tavola i prodotti agroalimentari crescono quasi del 500%». Le associazioni dei consumatori hanno quantificato in circa 600 euro in più all'anno la stangata che si abbatterà sulle famiglie, a causa degli aumenti su scuola, riscaldamento, luce, gas e alimentari. «In Abruzzo, dove già si pagano addizionali Irpef al massimo, e anche i ticket sui farmaci - dice D'Aurora -, si sta lavorando per scongiurare il rischio che a settembre scattino ulteriori tasse per il ripiano dei debiti della sanità. Quasi sicuramente dal 1° gennaio 2009 i cittadini saranno costretti a pagare di nuovo i ticket sulla specialistica, perché la Regione non avrà fondi propri per coprire i tagli imposti dal Governo». Significativo il calo dei consumi: «Il reddito medio pro capite del 2,1% in meno della media nazionale per il 2007 - secondo il sindacalista della Cgil - è un indicatore importante. Dentro quel dato ci sono specificità come la marginalità socio economica dei piccoli Comuni e delle aree montane, la precarietà del lavoro, la situazione dei pensionati».