PESCARA. Il laboratorio politico abruzzese ha già un nome, Alleanza per l'Abruzzo, e due partiti, Pd e Udc, che, come ha detto ieri su queste colonne il segretario regionale dei democratici Luciano D'Alfonso si stanno «annusando». Materia incandescente, non solo per questa regione. Prudentemente e «con serenità» il commissario dell'Udc abruzzese, il deputato veneto Antonio De Poli ieri ha smentito che l'intesa sia già stata sottoscritta: «Non abbiamo siglato nessun accordo con il Partito democratico. Lo stesso vale anche per il Pdl. Stiamo facendo un lavoro di preparazione sul programma per rilanciare l'Abruzzo e dare una risposta ai bisogni delle persone». Ma il cantiere è aperto. Martedi De Poli incontrerà tutti i comitati provinciali e il comitato regionale per definire il programma. Poi inizieranno gli incontri con i partiti.
Trattativa delicata, perché nell'Udc c'è nervosismo per l'ipotesi di cambio di schieramento, nonostante il prezzo che l'Unione di centro strapperebbe al Pd: l'Espresso ieri in edicola dava la candidatura alla presidenza della Regione dell'Udc Rodolfo De Laurentiis «in posizione d'attesa». E nelle amministrative della primavera prossima il Pd potrebbe trovarsi ad appoggiare la candidatura di una presidenza provinciale targata Udc (si fanno i nomi di Carlo Masci a Pescara o di Enrico Di Giuseppantonio a Chieti).
Un prezzo che il Pd pagherebbe volentieri, non solo in Abruzzo, perché come ha detto chiaramente Enrico Letta parlando alla festa del Pd di Modena: «Se l'Udc tornasse con il centrodestra le nostre possibilità di vincere le elezioni e tornare a governare sarebbero praticamente nulle».
Un discorso calzante per l'Abruzzo, dove l'arrivo dell'Udc nel centrosinistra riaprirebbe i giochi che oggi appaiono tutti spostati a favore del centrodestra. Basta fare due conti. Alle regionali del 2005 l'Udc ha raccolto l'8,42% dei consensi. Da allora l'Unione di Centro ha subito una piccola scissione (i folliniani, ora con l'Mpa, guidati da Giorgio De Matteis) e alle politiche si è attestato, sempre in Abruzzo, sulla dignitosissima percentuale del 5,8%. Alle regionali del 2005 Margherita e Ds presero rispettivamente il 16,73 e il 18,60%, alle politiche il Pd si è fermato al 33,4%. Fatto salvo l'effetto che avrà sull'elettorato l'inchiesta sulle tangenti della sanità - sui cui esiti nell'urna anche il centrodestra deve temere contraccolpi -, il Pd abruzzese e l'Udc insieme hanno un bacino elettorale potenziale superiore al 40%. A questa percentuale va aggiunto l'Udeur di Clemente Mastella, che alle regionali del 2005 si attestò al 4,3%. C'è poi l'Italia dei Valori (che oggi riunisce il suo esecutivo) che alle regionali ha ottenuto un modesto 2,45%, ma che alle politiche è volato al 7,02%, e con Antonio Di Pietro candidato potrebbe raggiungere le due cifre. Sono numeri che ai più saggi nel centrodestra, come il ministro Gianfranco Rotondi, suggeriscono prudenza («Non abbiamo ancora la vittoria in tasca»).
Nell'eventualità di un'alleanza centrista resterebbe fuori Rifondazione comunista: «Non siamo interessati a un'allargamento della coalizione», ha detto il segretario regionale Maurizio Gelmini, «al Pd abbiamo chiesto parole chiare sul programma e pulizia nelle liste: nessuna persona coinvolta in procedimenti giudiziari legata a vicende amministrative. Il Pd dica cosa vuole fare, rapidamente e lo dica non solo a Rifondazione ma anche ai cittadini abruzzesi. E ci dica se vuole rieditare la politica dei due forni. In questo caso il nostro lo troverebbero chiuso».
Intanto il Psdi ha annunciato che si presenterà alle regionali con proprie liste col simbolo «Rinascente» e ha chiesto di essere invitato al tavolo delle consultazioni per valutare il programma elettorale. Verra ascoltato? Il Psdi può contare sullo 0,32% raccolto nel 2005.