Un puledro di razza che scalpita nel piccolo recinto di 34 Kmq: a questo può essere paragonata Pescara, moderna città antica risalente al neolitico, come si evince dai ritrovamenti di insediamenti umani sul Colle del Telegrafo affacciato sul mare Nostrum della vecchia Castellammare, ma proiettata per propria intrinseca natura all'infinito. Circondata da paesi che possono, taluni, essere definiti "dormitorio" del capoluogo, subisce, come una camicia di forza, il proprio limite territoriale e nel bisogno d'espandersi deve necessariamente delocalizzare alcuni servizi nei comuni limitrofi chiamando gli stessi ad uno "sviluppo congiunto e condiviso" senza dare l'impressione di voler agire da città che colonizza. Pescara deve sentire l'esigenza di avvicinare il "potere" ai cittadini se vuole evitare il rischio di un centro accerchiato da periferie dove la qualità della vita è sempre più degradata e dove la sicurezza è vissuta in modo angosciante dai residenti che non vivono in serenità nel proprio quartiere, preda, specialmente di notte, d'ogni tipo di malavita ed in particolare degli spacciatori di droga e di tutto il campionario umano che ruota a loro intorno. Questa città è sempre stata accogliente con i "forestieri" e si è sviluppata nei commerci e nelle attività artigiane e industriali con gente arrivata nel secondo dopoguerra principalmente dalla provincia e altri luoghi d'Italia e, in tempi recenti, da migranti di ogni parte del mondo che le danno una forte connotazione cosmopolita. Su questo aspetto bisogna operare per integrare, dando diritti a chi onestamente lavora e col proprio lavoro contribuisce all'economia di Pescara e contemporaneamente isolare e colpire chi delinque. Sicuramente questa è una città viva e attiva e come tutte le città che dispongono di poco territorio e molta popolazione sia residente che pendolare, dà l'impressione di essere caotica specialmente nel quadrilatero dove sono dislocati sia gli uffici e i servizi comunali, sia gli uffici statali.
Basterebbe solo questa piccola riflessione, senza alcuna analisi sociologica, per capire l'esigenza di allargare il centro sempre più verso l'esterno perché tutto il territorio, e oltre, diventi il più possibile centro. Solo una illuminata lungimiranza politica può rispondere a questi problemi e attrezzare Pescara per farla diventare la città infinità che merita di essere.
(*) assessore Comune di Pescara