Nelle settimane scorse il consiglio comunale ha deliberato, su mia proposta, di non rilasciare autorizzazioni o concessioni per i lavori della filovia, se non dopo aver esaminato il progetto esecutivo dell'opera. E' una decisione di grande importanza politica, perché sancisce il passaggio dalla accettazione passiva e dogmatica della filovia, quale presunta soluzione ai problemi del traffico e dell'inquinamento, alla consapevolezza della necessità di approfondire gli aspetti sociali, economici ed ambientali, di un'opera altamente impattante, la cui utilità è tutta da dimostrare. Giustificare la realizzazione della filovia - soli 5 km, semafori agli incroci, automezzi di 18 metri, più che probabili passività di gestione - con il timore di perdere il finanziamento, è un modo quanto mai riduttivo di concepire la funzione e l'utilizzo del pubblico denaro, che è anche il nostro denaro.
Analogo timore addussero i sostenitori della diga foranea nel 1995, insieme con l'assicurazione che quell'opera avrebbe risolto i problemi legati alla sicurezza della navigazione ed allo sviluppo del turismo marittimo. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: non solo la navigazione è diventata più pericolosa a causa dell'accentuarsi dell'insabbiamento, ma lo stesso ecosistema marino è stato seriamente compromesso dalla diffusione delle acque dolci del fiume verso il litorale nord, con conseguente desalificazione, variazione di temperatura e trasporto di limo. Oggi per eliminare gli effetti, non più tollerabili, della diga foranea e ricostruirne una nuova occorrono non meno di 60-70 milioni di euro, stante alla valutazione dei progettisti del Piano Regolatore Portuale in itinere. Il pericolo che la filovia sia una nuova diga foranea è reale. Ma stavolta nessuno potrà dire che non sapeva.
(*) Consigliere comunale Pescara