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Pescara, 17/06/2026
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Data: 04/09/2008
Testata giornalistica: Trambus
Ultima chiamata per le aggregazioni di Maurizio Sgroi

Si può immaginare per il trasporto pubblico italiano un futuro diverso da quello trito e ritrito che le cronache ci hanno abituato a conoscere? Certo che si può. Nel resto del mondo occidentale i trasporti sono un'attività non solo remunerativa, ma anche socialmente indispensabile. I protagonisti del gioco sono aziende vere, non formalmente private e sostanzialmente pubbliche, come le nostre, e hanno raggiunto dimensioni tali da potersi affacciare senza troppi problemi ai nostri confini con l'intenzione di fare quello che noi non siamo capaci di fare: business. E non è certo un caso. All'estero, infatti, gli operatori del trasporto hanno dimensioni ragguardevoli che noi ci sogniamo e quindi sono capaci di fare massa critica e gestire la propria attività senza la spada di Damocle delle sovvenzioni pubbliche. Una cosa normale, a dirla tutta. Ma non da noi. La riforma dei servizi pubblici locali, che impone (salvo in house) le gare a partire dal 2011 può essere, da questo punto di vista, una chance importante per le aziende di tpl. Potrebbe partire, sempre che la politica politicante non ci metta lo zampino, una stagione di aggregazioni capace di trasformare le nostre piccole aziende locali in operatori integrati, capaci di competere, per massa e capacità di reddito, con i giganti europei. Alcuni comuni, come quelli di Milano e Torino, hanno capito che l'aria sta cambiando e si stanno attrezzando. Ma sono casi episodici. La persistenza dell'in house può incoraggiare i comuni a tenersi le proprie aziende, nane e sussidiate. Ma sarebbe una scelta miope. Che lo si voglia o no, il mercato si affaccerà anche sui nostri confini. E sarebbe meglio governarlo, piuttosto che farsene divorare.

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