ROMA. Quattrocento milioni di euro. I magnifici sedici della Compagnia aerea italiana non si sono sprecati, come ha notato la stampa internazionale, nel presentare l'offerta per il buono di Alitalia. Consegnata l'altra sera al commissario Augusto Fantozzi, a mercati rigorosamente chiusi, la proposta non ha turbato più di tanto i sonni dei rappresentanti sindacali che affilano le lame per la trattativa che comincia domani alle 15.
La posizione delle undici sigle dei lavoratori Alitalia è chiarissima: prima il piano, poi si discute degli esuberi. Non si discosta da quella del governo. Ieri si parlava di 4.500 lavoratori da affidare alle cure degli ammortizzatori sociali - prepensionamenti, cassa integrazione, mobilità - e il ministro del lavoro Maurizio Sacconi è sbottato: «Non date i numeri sui numeri». E intanto al Senato si è cominciato a discutere il decreto per Alitalia che prevede 30 milioni di euro l'anno per gli ammortizzatori sociali.
Nonostante i diktat del premier Silvio Berlusconi e le catastrofiche previsioni di Roberto Colannino, presidente della Cai, su imminenti fallimenti in caso di naufragio delle trattative, il confronto sul piano di Intesa SanPaolo partirà prprio dai destini del trasporto aereo nazionale. Perché, oltre al disastro Alitalia, c'è un'altra questione in ballo, sulla quale i fari sono molto meno puntati: l'ingresso nella compagnia dell'AirOne di Carlo Toto e i debiti accumulati da Ap Holding, che controlla AirOne, verso le banche, Intesa in primis. Si parla di 450 milioni di euro. E questo spiega perché l'offerta per la società di via della Magliana sia tanto bassa. I soldi vanno spartiti su due tavoli.
Domani sarà un giorno decisivo, sotto molti punti di vista. Anche quello politico. Ieri il consiglio regionale del Lazio ha preso una decisione, all'unanimità, definita storica dal governatore Piero Marrazzo. Il consiglio si riunirà all'aeroporto di Fiumicino in segno di solidarietà con i lavoratori ma anche per fare pressing contro ventilati ridimensionamenti del Leonardo Da Vinci e della sua area industriale sulla quale insiste, ad esempio, la manutenzione.
Una presenza, quella della politica, considerata ingombrante dagli industriali. Lo ha detto Emma Marcegaglia, presidente di Confindustria, in una intervista ufficiale all'Ansa. A suo parere il disastro di Alitalia è figlio di «una lunga e irresponsabile cogestione tra cattiva politica e un numero impressionante di sigle sindacali».
Marcegaglia è dentro la Cai con una quota simbolica, che intende conservare tale, per testimoniare l'impegno di tutti gli industriali italiani nel salvataggio di Alitalia.
Si tratta comunque di scaramucce. Il pezzo forte resta comunque l'appuntamento al Ministero del Lavoro, cui parteciperà anche il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta. Il ministro Sacconi ieri ha diffuso una nota sugli esuberi: «E' doveroso ricordare che fino all'acquisizione da parte del commissario dell'offerta o delle offerte, si tratta solo di numeri che danno timori o di timori che danno i numeri». Gli ha risposto Angeletti (Uil): «E' un dovere provare a salvare la maggioranza dei posti di lavoro, non una scelta». L'allusione era anche al Berlusconi categorico dell'altro giorno («non ci sono alternative») quando aveva ventilato il fallimento nel caso di un'uscita di scena della Cai.