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Data: 04/09/2008
Testata giornalistica: Il Centro
Brunetta: avanti anche senza i sindacati «E se un solo esubero sarà assorbito nel pubblico impiego mi dimetto»

«Facciamo come la Thatcher» Intanto Marrazzo punta a far entrare la Regione Lazio nella nuova compagnia

ROMA. Quella di oggi, per Alitalia, sarà una giornata al calor bianco. Alle 12 si incontrano Roberto Colaninno, presidente della Compagnia aerea italiana, e Piero Marrazzo, governatore del Lazio, che nella Cai vuole entrare per garantire all'istituzione pubblica un ruolo di garanzia. Subito dopo il consiglio regionale laziale si riunisce a Fiumicino.
Alle 15 le undici sigle sindacali si riuniscono attorno al tavolo del ministero del lavoro per valutare con il commissario di Alitalia Augusto Fantozzi, il ministro Maurizio Sacconi e Gianni Letta il piano di salvataggio. Potrebbe essere l'avvio di una trattativa dura che deve anche necessariamente essere veloce o la rottura se Fantozzi continuerà a tenere riservata la proposta della Cai. Nessuno comunque ha smentito la cifra di circa 400 milioni di euro per le attività «buone» di Alitalia. Come nessuno ha smentito il piano di Carlo Toto, patron di AirOne, di spostare nella nuova Alitalia 3mila dipendenti e affittare al vettore gli aerei, uscendo così di fatto dal trapsorto aereo. Guadagnandoci.
Rocco Sabelli, amministratore della Cai, avvia intanto le procedure per trasformare la Compagnia, attualmente una società a responsabilità limitata costituita da sedici soci industriali e bancari, in una società per azioni che dia spazio a quote meno importanti (si passerebbe dai 100-150 milioni di euro ai 10-30 milioni) ma più diffuse. E' questo possibilità che ha aperto per Marrazzo lo spiraglio per avanzare una proposta politica da attuare con uno strumento finanziario. Il governatore del Lazio, che impegnerebbe la Regione per 10-20 milioni di euro, vuole un posto nel consiglio d'amministrazione della nuova Alitalia a garanzia di una delle attività economiche più importanti per il Lazio e per Roma. Perplesso il sindaco Gianni Alemanno.
L'attrito fra governo e sindacati continua a essere alto. Ieri il ministro Renato Brunetta ha evocato la mano pesante nelle trattative. «Io non avrei mai detto "salta tutto se il sindacato non è d'accordo" - ha spiegato alludendo alla posizione dell'amministratore delegato di Intesa SanPaolo Corrado Passera - per niente, si va avanti». Brunetta, lo ha precisato, preferisce il «metodo Thatcher» (la lady di ferro del governo inglese che negli anni '80 piegò i minatori) e si è preso i rimbrotti dei rappresentanti dei lavoratori e del collega di governo Sacconi («non è vero - ha poi precisato Brunetta - ho parlato con lui e mi ha dato ragione»). Claudio Claudiani, trasporti Cisl, ha replicato che «non servono prove muscolari».
Ma Brunetta lancia anche un altro avvertimento: «Nel caso in cui anche un solo esubero di Alitalia dovesse essere assorbito nella pubblica amministrazione sono pronto a lasciare, me ne andrei via subito».
Al ministero dell'Economia, intanto, si fanno i conti del costo degli ammortizzatori sociali. La relazione tecnica al decreto indica una cifra di 180 milioni in sei anni. L'anno prossimo si farà ricorso al fondo per l'occupazione, nel 2010 si parla di tagli di spesa nella Finanziaria, dal 2011 al 2014 è prevista una riduzione del fondo per gli interventi strutturali di politica economica. La crisi Alitalia, insomma, peserà sullo sviluppo del Paese.

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