Dal 1992 il Sistema Sanitario Nazionale (Ssn) è stato sottoposto a numerose modifiche legislative, tutte con lo scopo di razionalizzare e ridurre la spesa sanitaria, spesa che, come in tutti i paesi avanzati, ha continuato a crescere sia per l'aumento (incontrollato) della domanda sia per l'uso di tecnologie diagnostiche e curative sempre più sofisticate e costose.
E' cresciuta anche la quota, calcolata oggi in circa 25 miliardi/anno di euro, per prestazioni della sanità privata.
Siamo dunque di fronte ad un "mercato" in continua espansione: un mercato un po' particolare in cui non esiste la formazione del prezzo attraverso l'incontro della domanda e dell'offerta, perché il cittadino-utente, per il quale "la salute non ha prezzo", è disposto a spendere tutto quello che può in caso di malattia.
Si spiega così come, anche in periodo di crisi, il settore delle prestazioni sanitarie non conosca flessioni ed attiri l'attenzione sia degli imprenditori che della assicurazioni private.
In Italia le assicurazioni private hanno una espansione molto ridotta rispetto ad altri paesi: sia perché il Ssn, nonostante le molte carenze e le periodiche campagne sulla mala sanità, rimane ai primi posti nelle classifiche internazionali di efficacia, sia perché, tramite il sistema delle convenzioni, la sanità privata è finanziata dalle risorse pubbliche.
In questo contesto la proposta del ministro Sacconi di incentivare i fondi sanitari contrattuali non aumenterà le prestazioni senza aggravio di spesa pubblica, ma favorirà gli interessi delle Assicurazioni e di Confindustria: le prime infatti potrebbero estendere il proprio campo di azione dal momento che oggi, come riporta il Sole 24 Ore, "sono solo 5 milioni gli Italiani assistiti da fondi sanitari integrativi, ma il bacino potenziale stimato è circa tre volte più ampio"; la seconda potrebbe scambiare aumenti salariali con contributi - detassabili - ai fondi sanitari, ottenendo il doppio vantaggio di risparmiare sul costo del lavoro e di sostenere cliniche private ed assicurazioni collegate al suo sistema.
Il disegno del Governo dunque rafforza un sistema economico che ricava utile dal "mercato sanitario" invece di garantire l'accesso al diritto alla salute: solo così si spiega come sia possibile teorizzare la frammentazione del mercato del lavoro con la necessità di rapporti di lavoro flessibili e contemporaneamente proporre un ritorno allo stato sociale lavoristico e categoriale che escluderebbe i lavoratori precari, i disoccupati, le casalinghe, i pensionati.
E' necessario riflettere con più attenzione su questo intreccio tra interessi pubblici e interessi privati che hanno fatto del Ssn un luogo di affari non sempre trasparenti (si pensi al sospetto di infiltrazioni mafiose e camorristiche negli appalti dei servizi e negli acquisti di forniture) e di collusione con il potere politico, come mostrano le notizie sull'indagine giudiziaria che ha travolto la giunta regionale abruzzese.
Su quest'ultima vicenda vorrei soffermarmi.
Mentre in Abruzzo si discute delle prossime elezioni, tutti chiedono ai partiti un rinnovamento della classe dirigente e codici etici per l'agire pubblico.
Tutto giusto, naturalmente, ma insufficiente, se non si denuncia contemporaneamente il sistema che può rendere possibile la distorsione di denaro pubblico verso interessi privati e non si indicano le soluzioni, che vanno ricercate in tre direzioni.
1) rendere trasparente il rapporto pubblico-privato, ricercando una separazione tra mercato sanitario privato e servizio pubblico;
2) costruire una rete integrata dei Servizi regionali socio-sanitari, a partire dal rapporto territorio/ospedale, che permetta di controllare la spesa e di accompagnare il cittadino lungo un percorso di continuità diagnostico terapeutica;
3) realizzare un controllo del Ssn non solo attraverso lo strumento dell'accreditamento, ma attraverso la partecipazione dei cittadini alla programmazione dei servizi ed alla verifica dei risultati.
Fra qualche giorno Sinistra Democratica realizzerà un convegno nazionale su questi temi, con l'obiettivo di contribuire alla campagna elettorale in Abruzzo con qualche idea di trasformazione.
E' necessario contare sull'onestà di chi si candida al governo della regione, ma anche sulla volontà di spezzare i rapporti di potere che hanno condizionato fino ad ora gli amministratori sia di centro destra che di centro sinistra.
Quando Sinistra Democratica parla di un nuovo centro sinistra non si riferisce solo ad uomini nuovi ed alleanze nuove: parla soprattutto di idee e metodi diversi.
*Sinistra democratica