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Pescara, 26/06/2026
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Data: 05/09/2008
Testata giornalistica: Il Centro
Questione morale in Abruzzo, nodo politico di Maurizio Acerbo (*)

Ho letto con attenzione l'intervento dell'onorevole Pina Fasciani. L'esponente del Pd ritiene "riduttivo" che Rifondazione tenda ad "accentuare soltanto l'elemento della moralità per le future alleanze". Fasciani non condivide la condizione preliminare ad ogni confronto programmatico che abbiamo posto e polemizza garbatamente con il sottoscritto. Lo ribadisco: non ritengo possibile qualsiasi alleanza del mio partito con forze politiche che inseriscano nelle proprie liste persone che siano coinvolte in inchieste. Ci sembra il minimo in una Regione che torna al voto a causa di un'inchiesta che ha condotto all'arresto del presidente (Pd), dell'assessore alla sanità (Pd) Mazzocca, del capogruppo Pd, Camillo Cesarone, del consigliere regionale del Pd Boschetti, dell'ex-assessore alla sanità di Forza Italia Vito Domenici (poi passato all'Udc e al gruppo misto), dell'ex-manager Asl di Chieti Conga (nominato dal centrodestra), dell'ex-amministratore delegato della Fira, Masciarelli (nominato dal centrodestra, ma benvoluto anche da Del Turco e D'Alfonso), e che vede indagati anche l'ex-presidente della giunta regionale Giovanni Pace (An) e il suo genero Vincenzo Trozzi ex-vicepresidente del cda Fira, l'onorevole Sabatino Aracu (Fi). Se ho dimenticato qualcuno me ne scuso. Di fronte al quadro delineato nelle centinaia di pagine dell'ordinanza cautelare, ci si sarebbe aspettati dal ceto politico qualche sussulto e non invece il reiterato tentativo trasversale di minimizzare e parlare d'altro.
La questione morale in Abruzzo è un'emergenza e coinvolge centrodestra e centrosinistra la cui degenerazione nei metodi di gestione del potere costituisce il terreno fertile nel quale la corruzione e il malcostume proliferano. Pina Fasciani dovrebbe ricordare che quello della sanità è soltanto l'ultimo e il più grave degli scandali. Vorrei rammentarle anche che non sono passati secoli da quando il "ciclone" ha travolto il centrosinistra di Montesilvano che D'Alfonso e Marini celebravano come modello, anzi laboratorio (marginalizzazione della sinistra, arruolamento di gran parte del centrodestra, rapporti idilliaci con gli imprenditori del mattone). Pina Fasciani non dovrebbe aver dimenticato neanche le inchieste sull'acqua che coinvolgono personaggi come D'Ambrosio e Di Matteo e più in generale il sistema di potere costruito dal Pd attraverso l'Aca e l'Ato, e la cui gravità viene spesso sottovalutata. Per non parlare delle indagini relative al Comune di Pescara o quelle meno recenti relative alla Provincia.
Io sono garantista ed è ovvia per me la "presunzione d'innocenza". Ritengo però che un codice etico rigido nel determinare le candidature, escludendo indagati e condannati dalle liste, sia fondamentale. Con quale credibilità ci si può presentare di fronte all'elettorato con degli indagati in lista? Non intendo sostituirmi ai tribunali, ma appare puro buonsenso che chi è indagato faccia un passo indietro e chiarisca la sua posizione prima di tornare ad occupare una posizione di rilievo istituzionale. Invece è capitato nel recente passato che un amministratore appena uscito dalla custodia cautelare ricevesse incarichi ben pagati di consulenza da società pubbliche ai cui vertici sedevano esponenti della propria coalizione. Vorrei rammentare che senza l'opposizione del sottoscritto e di Rifondazione ci saremmo ritrovati un condannato come Rocco Salini eletto in Regione nelle liste del centrosinistra. E il guaio è che la gran parte dei gruppi dirigenti della coalizione ritenevano normale che un condannato fosse candidato se era in grado di raccogliere consensi.
Si tratta soltanto di esempi di una spregiudicatezza e assenza di principi maggioritaria nel ceto politico abruzzese e che da anni si cerca di inoculare in una opinione pubblica sempre più rassegnata. E' evidente che l'esclusione dalle liste degli indagati è solo una pre-condizione per avviare il confronto, un segnale che finalmente si comincia ad assumere l'illegalità come un disvalore. Ma se non c'è il coraggio di fare nemmeno questo primo passo minimale, con che serietà si può discutere di economia, ambiente, riforma della pubblica amministrazione, formazione professionale, grande distribuzione? La corruzione e l'intreccio affari-politica, che di solito vanno a braccetto con le pratiche clientelari e il malcostume amministrativo, costituiscono il problema dei problemi della politica abruzzese. Non c'è prospettiva e futuro per la nostra regione se non si rompe questa cappa asfissiante.

(*) Rifondazione comunista

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