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Data: 05/09/2008
Testata giornalistica: Il Centro
Salvataggio Alitalia, 3250 esuberi. Vertice al ministero del Lavoro: all'inizio la flotta conterà su 137 aerei, pareggio dei conti in due anni

Oggi la risposta delle organizzazioni dei lavoratori, chiusura entro sette giorni. Cisl favorevole, Cgil più fredda. L'offerta della cordata di Colaninno scade il 30 settembre

ROMA. Eccolo, finalmente, il piano Fenice. Squadernato con puntiglio notarile da Rocco Sabelli, braccio operativo del presidente della Compagnia aerea italiana Roberto Colaninno. Il proscenio è il salone delle trattative del ministero del Lavoro. Il pubblico le undici sigle sindacali attive in Alitalia e i segretari confederali Luigi Angeletti, Uil, e Raffaele Bonanni, Cisl. Manca Guglielmo Epifani, Cgil, per precedenti impegni.
Eccole le cifre degli esuberi, eufemismo per dire disoccupati o prepensionati. Sono 3.250, contro 14.250 occupati nella nuova Alitalia. Cifra ricavata dalla somma dei lavoratori «buoni» di Alitalia e AirOne. Su questo e su altro, è annuncio di ieri, l'Europa avrà bisogno di chiarimenti a breve.
Trattativa aperta, dunque, e politica che continua a litigare. Massimo D'Alema, Pd, accusa il premier Silvio Berlusconi di aver «costretto gli imprenditori a imprendere». Da Napoli il presidente del Consiglio liquida la questione con un «dichiarazioni destituite di fondamento». Il leader del Pd Walter Veltroni chiude la giornata accusando il governo di «addossare i debiti sulle spalle degli italiani».
I rappresentanti dei lavoratori hanno valutato il piano degno di attenzione, ma si sono riservati ventiquattr'ore per dare una risposta. Nel senso che quando si è cominciato a parlare di taglio dei settori cargo e manutenzione pesante, definizione di zone grige, outsourcing per call center e information technology non si sono alzati e se ne sono andati. Hanno accettato di discutere, guardare più in profondità.
Nel pomeriggio si era delineata una divisione tra Cisl, favorevole al piano, e Cgil con Epifani che parlava di partenza sbagliata. Poi, in serata, il leader della Cgil, dalla Festa del Pd a Firenze, ha dichiarato: «Credo che ci stia per essere consegnato il piano industriale, domani pomeriggio (oggi per chi legge, ndr) lo esamineremo e daremo una risposta sulle parti che si possono condividere e su quelle che devono essere modificate».
Al tavolo di ieri con il commissario di Alitalia Augusto Fantozzi, il sottosegretario alla presidenza del consiglio Gianni Letta, i ministri di Infrestrutture e trasporti, Sviluppi economico, e Politiche comunitarie Altero Matteoli e Claudio Scajola e Andrea Ronchi, il presidente e l'amministratore della Cai Roberto Colaninno e Rocco Sabelli, il commissario Alitalia Augusto Fantozzi, il ministro del Lavoro Maurizio Sacconi ha solo chiesto di fare in fretta.
Fantozzi ha implorato di chiudere entro giovedì undici settembre. Dopo quella data il fallimento potrebbe essere inevitabile. L'urgenza è stata posta anche dalla Cai. L'offerta della cordata italiana, che oggi aprirà a nuovi soci, scade il 30 settembre.
Di numeri si è parlato subito. La nuova Alitalia ha un obiettivo di 4,8 miliardi di fatturato, concedendosi due anni per il pareggio dei conti. Partirà con un buon patrimonio, stimando il valore degli aerei, compresi quelli affittati da AirOne, in 4,2 miliardi di euro. La compagnia non sarà una low cost ma un vettore globale, con rotte a breve, medio e lungo raggio e accordi di partnership internazionali (per i quali, si sa, ci sono trattative ufficiali solo con Air France). La flotta sarà composta da 137 aerei l'anno prossimo per arrivare a 158 nel 2013, prevedendo di coprire il 55 per cento del mercato italiano, più di quando oggi coprono Alitalia e AirOne. Novità anche nell'organizzazione del servizio. Per Fiumicino non cambia niente, Linate sarebbe destinato esclusivamente ai collegamenti con Roma, il che non ha mancato di irritare parecchio il sindaco di Milano Letizia Moratti.

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