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Pescara, 26/06/2026
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Data: 06/09/2008
Testata giornalistica: Il Centro
Politica e questione morale di Luciano D'Alfonso (*)

La gente comune, afflitta da problemi e complessità crescenti, si chiede e ci chiede se e come sia possibile riaffermare, nella conduzione delle attività pubbliche ed istituzionali, una nuova dimensione morale. Da oltre 15 anni la questione morale insieme all'efficacia dell'azione di governo è all'ordine del giorno e, a ogni fatto più o meno eclatante, spinge ad invocare a gran voce il rinnovamento. Guardando alla realtà abruzzese, ad ogni passaggio di legislatura, il rinnovamento è stato consistente, eppure la situazione è peggiorata. «Con l'onestà sola non si risolvono tutti i problemi, ma senza di essa non si è ammessi a risolverli. Sostituire i vecchi con i nuovi senza, contestualmente, cambiare criteri, regole e metodi della politica, aprirebbe la strada ad un gigantesco e indistinto processo di trasformismo. Penso agli onesti che voltano la testa dall'altra parte ma sono pronti a condannare, quasi che la vicenda della gestione pratica della politica non li riguardasse. Penso a chi ha i numeri per farsi avanti e partecipare assumendo responsabilità, eppure si defila per paura di sporcarsi le mani. Penso anche agli amministratori che, pur non commettendo illeciti, non fanno nulla per migliorare le condizioni di vita dei loro amministrati. Anche questo è immorale». Ammonimenti contenuti in una pastorale del cardinale Martini risalente all'anno 1992!
Affrontare la questione morale sul piano politico, in termini generali e da classe dirigente, significa avere anche il coraggio di precisare cosa contiene la dimensione morale quando la si assume nelle attività pubbliche. Una prima riflessione fa dire, senza tema di smentita, che la dimensione morale è ben più ampia di quella legale. Non tutto ciò che si può fare nel rispetto delle norme riesce a soddisfare l'impegnativa domanda etica, ad esempio i passaggi post elettorali da una coalizione all'altra di soggetti con responsabilità apicali di partito o responsabilità di vertici istituzionali. La legge non prevede sanzioni ma le esigenze di coscienza personale, di sicuro non possono ritenersi positivamente soddisfatte. Una seconda riflessione riguarda coloro che, nella comunità politica, sollevano sempre questione di «dramma» o «urgenze» laddove il proprio disegno politico personale non trova immediata realizzazione. Alla contestazione si fa seguire la minaccia o addirittura il cambio di collocazione politica. Anche questo non è impedito o sanzionato normativamente ma è, moralmente, eccepibile.
Vi è poi la questione di coloro che per diverse legislature hanno ricoperto funzioni elettive pubbliche e responsabilità istituzionali senza lasciare traccia di risultati o benefici conseguiti a favore delle collettività rappresentate. Alcuni dettati normativi dell'Italia rinascimentale dei Comuni pretendevano «risultati concreti» dall'esercizio del potere pubblico e chi, pur avendone disposto, non era in grado di elencarne, veniva allontanato e umiliato dalla comunità al pari di chi si era macchiato di comportamenti ritenuti illeciti, contrari al diritto positivo. Ma anche questa inconcludenza oggi, nonostante il giudizio negativo dei cittadini, non è sanzionata. La mia personale dimensione morale è quella in cui chiunque, avuta «fiducia» dalla cittadinanza, debba sentirsi obbligato non solo a «tentare di fare del proprio meglio», ma a conseguire risultati tangibili e concreti a beneficio della collettività.
La domanda etica è l'effetto «per gli altri» di ciò che si pensa, si dice e soprattutto si fa: una consequenzialità che stabilisce un livello di valori laddove esista piena corrispondenza fra ciò che si è pensato, si è detto, si è fatto. In Campania una pluriennale gestione approssimativa ha avuto come effetto le città sommerse da immondizia. Ripristinare semplicemente una condizione di ordinaria normalità ha determinato la necessità di oltrepassare sia le regole comuni del vivere collettivo che le procedure ordinarie. La dimensione e l'eccezionalità anche mediatica della vicenda, non hanno messo in discussione questo superamento delle norme, ciò che è stato prevalente era a favore di chi si prendesse questa o quella decisione extra-ordinaria. Qualche tempo fa, in Germania un amministratore pubblico, addirittura lontano parente di Otto von Bismarck è stato «dimesso» da un Land, a causa della sua improduttività. E di recente, in Italia, un magistrato che aveva impiegato otto anni per emettere una sentenza è stato rimosso. Sono due casi di palese inadeguatezza, di immoralità. Ma immorale è anche quella strumentalizzazione che oggi fanno «frammenti» di rappresentanze politiche, mirata a guadagnare visibilità «per sé» e, forse, qualche voto in più, piuttosto che a raccontare esperienza e risultati del proprio impegno politico per gli altri, per il territorio, in una parola, per il bene comune.
L'Abruzzo è a una svolta decisiva. Dopo anni di stasi e responsabilità politiche e personali diverse e non unilaterali, deve affrontare la terza fase della storia regionale. Per farlo ha bisogno di una classe dirigente all'altezza della sfida, capace di disegnare il futuro, assumere impegni e mantenerli, sostenuta da una pubblica opinione sempre più attrezzata nel giudicarne i risultati. Una classe dirigente con prerequisiti di moralità, ma anche di competenza, esperienza e passione civile, supportata da un progetto di modernizzazione che sappia difendere l'identità e valorizzare le opportunità per la comunità intera, che sia in grado di prefigurare una regione capace di funzionare e poi di realizzarla davvero.
Noi siamo pronti a entrare nel merito, a confrontarci con chiunque abbia questo interesse, accettando di combattere per cambiare tutto ciò che non va.

(*) Segretario regionale del Pd

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