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Data: 07/09/2008
Testata giornalistica: Il Centro
Casini: l'Abruzzo deve rompere col passato.Il presidente dell'Udc chiede discontinuità nei programmi e negli uomini

Seconda giornata del cantiere centrista. Primo confronto pubblico con Pdl e Pd sulle alleanze

PESCARA. «Il m'ama non m'ama» delle alleanze non piace a Pier Ferdinando Casini. Il presidente dell'Udc lo ha ricordato ai suoi, ieri, alla chiusura dei due giorni del Cantiere programmatico al Museo delle Genti d'Abruzzo. Un ammonimento per i più inquieti, per quelli che chiedono scelte di campo subito. «Se c'è chi ritiene di aver già fatto la scelta, vada nel Partito democratico o nel Pdl», ha ammonito Casini, «io voglio solo sapere chi sta nell'Udc».
Dunque il cantiere messo in piedi da Rodolfo De Laurentiis ha scavato soprattutto in casa Udc. Aveva cominciato venerdì il segretario Lorenzo Cesa con una riunione a porte chiuse prima dell'apertura dei lavori, lo ha concluso Casini. Quanto alla scelta delle alleanze il presidente dell'Udc è stato categorico: «È giusto partire dal programma, poi sia chiaro, bisognerà avviare il confronto». L'Udc «parlerà con tutti», ha aggiunto «senza discriminazioni nei confronti di nessuno. Il confronto», ha chiarito, «avrà alla base la consapevolezza che la nostra forza è determinante in Abruzzo per un cambiamento».
Al momento però la scelta è lontana. Anche se Casini ha «apprezzato la sincerità» del coordinatore di Forza Italia in Abruzzo Andrea Pastore che dalla tribuna del cantiere ha confessato di «sentirsi a casa». «Ma nell'ultima campagna elettorale», gli ha ricordato Casini, «se fosse dipeso da Berlusconi e da Veltroni oggi saremmo fuori dal Parlamento». E poi non va neanche tanto bene oggi, perché «se leggo sulla stampa le cose che dice Berlusconi e cioè che non fa alleanze con l'Udc, allora il problema è risolto».
Ma il problema è aperto, anzi apertissimo, sia col Pdl che con il Pd che ieri era rappresentato dal senatore Giovanni Legnini (il segretario regionale Luciano D'Alfonso si è fatto vedere solo alla fine). «Qualsiasi scelta politica», ha avvertito il presidente dell'Udc, «deve essere all'insegna della discontinuità». Discontinuità che deve riguardare anche il centrodestra, perché «la sconfitta del 2005 non è stata casuale. Certo, la fine di quell'amministrazione è stata meno cruenta della fine dell'ultima amministrazione», ma in campagna elettorale su quella sconfitta occorre «un atto di verità».
Atto necessario per risollevare l'Abruzzo «che da regione modello» del Mezzogiorno, ha ricordato Casini tornando agli anni della Dc di Remo Gaspari e Lorenzo Natali «oggi è diventato il fanalino di coda a causa di scelte non fatte». Per esempio il mancato risanamento della sanità, o la riduzione dei costi della politica. Scelte non fatte che «delegittimano la politica e fanno nascere la finta risposta di chi si nomina paladino della morale, ruolo che non riconosco a Di Pietro», ha sottolineato Casini applaudito dalla platea. Le scelte vanne fatte, ha aggiunto Casini perché ormai il federalismo è alle porte, «anche se non sono persuaso da tutto questo dibattito sul federalismo, perché non vedo i numeri, è una finzione e stiamo parlando del nulla».
Ma l'Udc sarà garante «che il federalismo non calpesti il Mezzogiorno». Ma l'esempio che deve venire dal Mezzogiorno non può essere quello dell'Abruzzo di questi tempi, ha aggiunto Casini «perché col federalismo il buon governo diventa un'esigenza».
Programma e discontinuità col passato dunque «per cinque anni decisivi per l'Abruzzo», ha riassunto De Laurentiis. Su questo doppio binario si giocherà la partita delle alleanze. Sulla quale il forzista Pastore ha cercato di lanciare un po' di ottimismo: «Il clima nazionale non lo respiro qui», ha detto ricordando le polemiche degli ultimi giorni e soprattutto gli attacchi velenosi di An alla politica Udc del "doppio forno", cioè delle alleanze stabilite volta per volta. Pastore si è detto d'accordo sul principio della discontinuità col passato, che il coordinatore di Forza Italia legge non solo in termini di programma ma anche di uomini («perché i programmi camminano sulle gambe degli uomini)», «non a caso», ha aggiunto, «ci sono fermenti critici nei miei confronti, perché ho proposto che si cambi il sistema della scelta e che in regione vadano uomini nuovi, estranei alla stagione 2000-2005» quella cioè del governo di centrodestra.
Ma per riavviarsi sul terreno dello sviluppo, ha aggiunto Pastore, «la regione non deve cambiare il vestito, ma l'anima, perché il federalismo fiscale si farà e l'Abruzzo non potrà affrontarlo con la mentalità di 15 anni fa».
L'analisi di Legnini, è stata se possibile più amara, perché per il senatore del Pd è ovvia la constatazione che in Abruzzo «chi governa perde». E se questo accade, ha spiegato, «è perché l'istituzione non funziona» anzi «è un ostacolo allo sviluppo». Per questo occorre «produrre un progetto di cambiamento straordinario, altrimenti le alleanze non funzionano». Il cuore della proposta innovatrice è, secondo Legnini «una drastica riduzione dei costi della Regione, a cominciare dalla sanità: bisogna recuperare la missione di una istituzione che legifera, programma e controlla, mentre la gestione viene affidata a pochi enti strumentali». Tutto il resto «va delegato al massimo» agli enti locali e alle Province. Quindi una coalizione nuova «va posta su un progetto», ha sottolineato ancora e non su formule come «centrosinistra + Udc» che sarebbero «un'offesa per noi stessi e per l'Udc».
«Interventi di grandissimo equilibrio», ha commentato alla fine Casini, «se dovessi trarre una conseguenza bisognerebbe parlare di governo di larga coalizione in Abruzzo». Una battuta, certo, ma è il segno che i giochi sono ancora tutti da giocare.

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