PESCARA. C'erano quasi tutte le sigle sindacali e imprenditoriali ieri alla giornata conclusiva del Cantiere programmatico dell'Udc. Molti gli interventi e tutti molto preoccupati sulla situazione abruzzese.
Per Gianni Di Cesare (Cgil) l'Abruzzo è tornato a essere una regione del Sud «in un momento in cui per il governo esiste solo la questione settentrionale». Maurizio Spina (Cisl) ha chiesto di ritrovare le «ragioni del bene comune». Roberto Campo (Uil) ha parlato di tradimento della politica e ha invitato i partiti a selezionare una classe dirigente capace, rinunciando a persone che portano risultati in termini di voti ma possono portare «elementi inquinanti». Geremia Mancini (Ugl) ha esortato a riscrivere le regole del gioco e a non disperdere l'occasione che verrà da queste elezioni. Per Marco Bolero (Movimento cristiano lavoratori) va data rappresentanza al no-profit. Armando Tomeo (Confapi) ha puntato l'indice sulla crisi di rappresentanza della politica. Giuseppe D'Amico (Confindustria) ha chiesto che il «primo nodo da aggredire sia il costo della politica», inteso come «incapacità di decidere». Confindustria ha indicato la necessità di una «nuova visione della politica» e di un cronoprogramma che dia tempi certi alle riforme.
Per Anna Maria Lanci (Confocooperative) la regione deve puntare sulla risorsa del lavoro femminile. Angelo Allegrino (Confcommercio) ha criticato la politica dei grandi centri commerciali «che ha distrutto il tessuto dei piccoli negozi».