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Pescara, 26/06/2026
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Data: 07/09/2008
Testata giornalistica: Il Centro
La questione morale, le parole e i fatti di Francesco De Simone

Signor direttore, sul suo giornale si sta sviluppando un interessante dibattito sul fenomeno che pare vada sotto il nome di «questione morale». Ogni giorno vengono pubblicati interventi di eminenti politici, soprattutto riformisti o di sinistra, e chissà quanti attendono di vedere esposti i loro interessanti elaborati sull'argomento. Ieri è apparso quello del sindaco di Pescara. Rammento che, qualche anno fa, un bravissimo ciclista vinse una importante corsa internazionale. Sul podio, cantando l'Inno, come sovente accade, durante l'impegnativa proposizione «siam pronti alla morte!», gli scapparono le lacrime. Incollato al video e appassionato di quello sport, piansi anch'io. Il giorno dopo appresi da un quotidiano che quel ciclista aveva il domicilio fiscale a Montecarlo e piansi di muovo.
Ho fatto amicizia con un bravo artigiano che molti anni fa pare fosse un militante del Pci. Si guadagna la vita facendo l'antennista e aggiustando Tv. Viaggia in utilitaria e mi appare sempre più lagnoso e sfiduciato. Dice che paga troppe tasse rispetto a quello che riesce a ricavare dal suo lavoro. Ce l'ha con i politici che, secondo lui, guadagnano il triplo di quello che guadagnano in media i loro omologhi di altri Paesi dell'Ue. Ce l'ha con la Regione Abruzzo e con i suoi cittadini che, a suo dire, buttano denaro dalla finestra sopportando da quarant'anni come pecore la tosatura di due capoluoghi di regione. Ce l'ha con vecchi tromboni che comandavano la piazza quando si distruggevano le nostre coste, si riempivano di escrementi tossici le nostre vallate, si indebitava lo Stato e ora vogliono fare i «padri nobili» discettando senza pudore di «questione morale». Disdegna la pretestuosa contrapposizione garantismo/giustizialismo, deplora i tre o quattro gradi di giudizio, i cavilli, le prescrizioni, le ricusazioni. Gli fa ribrezzo la connivenza trasversale dei parlamentari che negano le autorizzazioni a procedere. In questi giorni se la prende con quelli che hanno sperperato ingenti risorse per fare regali alle cliniche private o ai costruttori che hanno realizzato il costosissimo tribunale di Pescara senza tenere conto che alla Giustizia servono i giudici e i cancellieri e non i marmi di Carrara che ora si spaccano. Ce l'ha con gli effimeri arredamenti urbani, fontane, mattonelle, chilometrici percorsi per non vedenti, «ponti del mare», cordoli e inutili piste ciclabili che si stanno «regalando» ai cittadini di Pescara, a maggior gloria della loro presunta vanità. Non vuole più leggere giornali, non vuole più informarsi e discutere, ha voglia solo di imprecare. Di tanto in tanto, quando aggiustando Tv gli capita di ascoltare un telegiornale, lo sento bestemmiare sottovoce. Ieri mi ha detto che non andrà più a votare.
Io sono un pensionato ottimista anche se diabetico. Milito politicamente e andrò a votare ma le convinzioni del mio amico antennista mi fanno temere una riduzione nella qualità dell'assistenza sanitaria. Il suo rifiuto alla partecipazione e il suo «non andrò a votare» preludono ad un ulteriore devastante scadimento nella tenuta democratica della nostra regione e del nostro Paese. Le sue lagnanze rappresentano un saliente, diffuso sentimento de i soggetti deboli, sempre più numerosi nella società italiana. Gli effetti del complesso di comportamenti e fatti di cui si lagna il mio amico colpiscono violentemente soprattutto quei soggetti.
Ora per «anime belle», per talentuosi, per «benpensanti», crocerossine, prelati e corazzieri, per i politici che intervengono sul suo gionale, forse anche per il famoso ciclista, quelle anomalie dell'Italia, quegli sprechi e deprecabili comportamenti possono anche costituire semplicemente una «questione morale». Per il mio amico antennista, per i lavoratori, per i precari, per tanti altri ancora e per me, invece costituiscono un conflitto sociale per il cui superamento occorre lottare non sul piano della morale che, mischiandosi con l'ipocrisia, diventa una poltiglia maleodorante ma su ben altri fronti. Conflitto ancor più devastante in quanto non è facile definire socialmente i soggetti con cui confliggere. Lo tengano ben presente i politici sedicenti riformisti e quelli di sinistra che intervengono sul suo giornale! Il mio amico non legge più. Io sino ad ora ho letto tante bellissime parole ma pochissimi proponimenti di fatti concretamente risolutivi. Ossequi e ringraziamenti.

Francesco De Simone - Pescara

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