CERNOBBIO (COMO). Trovare un accordo entro fine mese per chiudere la trattativa sulla riforma del modello contrattuale, la cui non-stop riprende oggi. E' questa la sfida che si sono posti Emma Marcegaglia, presidente di Confindustria, e Guglielmo Epifani, segretario generale della Cgil, ospiti del Wokshop Ambrosetti, dopo un incontro riservato di due ore all'Hotel Villa D'Este di Cernobbio alla presenza del direttore generale di Confindustria Maurizio Beretta. Un appuntamento già programmato da tempo, ma che, dopo le dichiarazioni di Marcegaglia due giorni prima, aveva rischiato di saltare. «Non firmeremo un accordo a prescindere - ha dichiarato Epifani subito dopo l'incontro - firmeremo soltanto se ci saranno le condizioni che rispondono alle richieste del sindacato».
Sul fronte confindustriale invece, nonostante Emma Marcegaglia abbia evitato di commentare con i giornalisti gli esiti del colloquio, è stato sottolineato il clima «molto colloquiale», con l'interlocutore sindacale che si è mostrato «disponibile al dialogo».
Da parte sua Epifani ha sottolineato che «è del tutto inopportuno fare ultimatum mentre è in corso una trattativa su problemi seri, che va fatta seriamente». Un invito a cui Marcegaglia avrebbe replicato durante la successiva tavola rotonda su ?Competitività e sviluppo', spiegando che da parte di Confindustria «non è stato lanciato nessun ultimatum». Marcegaglia ha poi ribadito le preoccupazioni degli industriali sul fronte produttività, che vede l'Italia molto al di sotto della media europea e con un costo del lavoro più elevato.
In particolare su questo tema, giovedì all'incontro programmato nell'ambito della trattativa, la delegazione degli imprenditori dovrebbe presentare un documento di base che offre qualche margine di trattativa attorno alla creazione di un indice «non inflattivo», che non coinciderebbe con l'inflazione reale, ma sarebbe superiore al valore di partenza dell'1,7%. Uno spiraglio si potrebbe aprire poi riguardo alle clausole di garanzia per quei lavoratori che non hanno accesso alla contrattazione di secondo livello. Si tratta di questioni su cui, al momento, secondo Epifani «dopo un mese di discussioni, non c'è una visione condivisa». Marcegaglia nella vigilia aveva chiesto di «non mettere in piedi meccanismi di rinnovi contrattuali che mettano in moto l'inflazione», mentre Epifani ieri ha ricordato che «con l'inflazione al 4% i lavoratori pagano più tasse» e che anche il governo deve intervenire con una «politica fiscale redistributiva». Inoltre, secondo Epifani «il salario deve essere legato a 3 elementi: recupero dell'inflazione, qualità della prestazione di lavoro e produttività». Proprio per «evitare problemi», secondo il leader sindacale, bisogna «cercare un punto di equilibrio tra questi 3 elementi».
E ieri si è parlato anche di Alitalia. Le casse sono svuotate: non restano che 30-50 milioni a fronte di un fabbisogno mensile di 70, ha segnato il commissario straordinario Augusto Fantozzi che, in un'intervista. sollecita tutti a fare in fretta: mancano pochi giorni al termine indicato per la chiusura della trattativa, entro giovedì. E comunque per fine settembre, «tutti i tasselli del puzzle devono essere andati a posto»: allora Alitalia raggiungerà un ?rosso' consolidato di 800 milioni di euro, dice Fantozzi. E il leader della Cgil Guglielmo Epifani intanto, parlando da Cernobbio, chiede che si faccia chiarezza sul numero degli esuberi: «Sono 3.000 o 7.000?» si domanda rilevando la necessità che «sia equilibrato il rapporto tra quanto il salvataggio di Alitalia costa ai cittadini, il piano di rilancio e la difesa dell'occupazione».
Intanto il ministro del Welfare Sacconi ribadisce che gli esuberi sono in tutto 3.250. «Per i 1.600 addetti a manutenzione pesante, cargo e servizi informatici ci sarà una soluzione» e aggiunge che i salari saranno variabili: il caso Alitalia sarà l'occasione «per attuare una diversa struttura del salario che dia rilievo alla parte collegata ai risultati». Fantozzi spiega che «non ci dovranno essere aziende attive nella bad company che va liquidata per ragioni tecniche e giuridiche».