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Pescara, 26/06/2026
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08/09/2008
Il Centro
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Angelini-Del Turco, è il giorno del confronto. In aula accusatore e arrestati, gli avvocati pronti anche a ricusare il giudice |
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PESCARA. Ore 9,30, palazzo di giustizia. È il giorno di Angelini e Del Turco faccia a faccia, nella stessa aula. Accusatore e accusato per la prima volta di fronte dopo la bufera della mega-inchiesta su sanità e tangenti che ha investito la Regione Abruzzo. Ma l'ottavo interrogatorio del re delle cliniche private, che diventerà prova per il processo, non piace agli avvocati difensori degli indagati. LA BATTAGLIA. I legali cercheranno in tutti i modi di bloccare l'interrogatorio-chiave, oppure di guadagnare tempo per poter studiare bene il contrattacco alle accuse formulate a carico di amministratori, politici, manager e funzionari. Lo scontro si preannuncia duro fin dalle battute iniziali. Dopo la vana opposizione presentata alla richiesta di incidente probatorio, voluto dai pm e disposto dal gip, stamani gli avvocati si presenteranno sempre più convinti. Infatti nei giorni scorsi hanno disegnato una strategia comune. E così, il primo grande appuntamento dell'inchiesta sulla sanità abruzzese con l'accusatore e gli accusati uno di fronte all'altro rischia di trasformarsi in una battaglia a colpi di ricorsi. L'INCOMPATIBILITÀ. La prima eccezione che sarà sollevata dagli avvocati difensori di Del Turco e degli altri indagati eccellenti è quella relativa alla presunta incompatibilità del gip Maria Michela Di Fine. Il giudice che ha firmato le 442 pagine di ordinanza di custodia cautelare che hanno provocato il terremoto politico in Abruzzo, secondo il parere dei legali degli accusati, avrebbe già maturato il pieno convincimento sia dell'attendibilità del grande accusatore sia, di conseguenza, della colpevolezza degli indagati. Il convincimento sui fatti oggetto dell'imputazione, poi, sarebbe stato anche «indebitamente manifestato», come recita l'articolo 37 del codice di procedura penale. A questo punto, sempre secondo gli avvocati, occorre designare un altro giudice. Stamani, allora, chiederanno per prima cosa al gip di astenersi dal presiedere la camera di consiglio alla presenza dei pm Nicola Trifuoggi, Giuseppe Bellelli e Giampiero Di Florio. Se il gip non lo farà, i legali sono pronti a tirare fuori la dichiarazione di ricusazione che dovrà contenere espressamente i motivi, per non essere dichiarata inammissibile. Si tratta di una mossa che non ferma il processo e, quindi, nemmeno l'incidente probatorio. Sulla ricusazione decide la Corte d'Appello di competenza che è quella dell'Aquila. L'INCOSTITUZIONALITÀ. La seconda contestazione che sarà mossa in via preliminare è quella relativa all'eccezione che ipotizza la violazione di norme costituzionali sul diritto alla difesa. Infatti gli avvocati, i quali hanno già lamentato lo scarso tempo avuto a disposizione per la lettura degli atti, ora ipotizzano una vera e propria disparità tra accusa e difesa in occasione dell'incidente probatorio. Infatti, secondo la linea comune emersa nel corso delle riunioni tra avvocati, i legali non avrebbero potuto prendere visione di tutti gli atti d'indagine e in maniera particolare di quelli relativi all'arco temporale che va dal 15 luglio, il giorno successivo agli arresti, fino a oggi. In questo periodo, com'era normale che avvenisse, le indagini sono andate avanti con tutta una serie di attività compresa la raccolta di nuovi elementi di prova. Tuttavia gli avvocati lamentano di non aver potuto prendere visione delle carte in quanto questi atti non sarebbero stati depositati. Insomma, la difesa, allo stato attuale delle cose, ha in mano soltanto quelli dell'ordinanza e non gli atti nuovi, il che ha fatto ipotizzare una disparità tra accusa e difesa in ordine agli argomenti da trattare nel corso dell'incidente probatorio. Insomma, secondo i difensori, i pubblici ministeri hanno in mano degli elementi in più che i legali non hanno potuto esaminare. Elementi che possono essere la chiave di volta dell'inchiesta. Riguardo all'eccezione di incostituzionalità, se il gip non la riterrà manifestamente infondata disporrà la trasmissione degli atti alla Corte Costituzionale che sarà chiamata a pronunciarsi sull'argomento. GLI ACCUSATI. «Voglio vederlo in faccia». Se non ha cambiato idea da quell'11 agosto, giorno in cui rilasciò questa dichiarazione uscendo dal carcere di Sulmona, dove era stato rinchiuso il 14 luglio, Ottaviano Del Turco oggi non rinuncerà alla facoltà di essere presente in aula. E anche se non potrà rivolgere direttamente le domande a chi lo ha mandato in carcere sicuramente potrà guardare negli occhi Angelini e ascoltare le sue dichiarazioni. Ammesso che l'interrogatorio possa svolgersi oggi, viste le premesse. Stesso discorso anche per gli altri indagati eccellenti, a partire dall'ex capo della Fira Giancarlo Masciarelli, gli ex assessori Bernardo Mazzocca, Antonio Boschetti e Vito Domenici, l'ex manager dell'Asl di Chieti Luigi Conga e l'ex capogruppo del Partito democratico in consiglio regionale Camillo Cesarone. Un'anticipazione di processo che la Procura ha chiesto per cristallizzare le accuse di Angelini e farle diventare prove.
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